Sottotitolo: sembrano tutte scene ‘troppo’, invece non lo so. Altro che.

PERSONAGGI

Uno scrittorucolo in tentata emersione. Abbreviato come S_olo;
Vari editori, di numero imprecisato ma tutti diversi o quasi (dipende dalle esigenze del momento).

LOCATION

Dove vi pare (tanto non cambia niente) ma all’aperto, almeno si cambia l’aria.

———–

S_olo  Le vorrei lasciare il mio ultimo manoscritto. Guardi, parla di un uomo che…
Editore1  Per carità! Non ricominciamo con le faccende ‘di ombelico’ che ormai non fregano più a nessuno: poi, mi dia retta, è molto più terapeutico un professionista… psico quella roba lì. Mi creda. Né esce che è un altro.

S_olo  … poi, cosa vuole, c’è molto sesso perché è lì che si concentra la narrazione…
Editore2  Va bene, ma non mi dica che questa è letteratura! E che cavolo… spingi di quà, ansima di là, sono capaci tutti, perfino io, che ne ho letta di robaccia.

S_olo  Stavolta ho usato un altro registro, la protagonista è una giovane mamma che si destreggia tra il figlio piccolo, lo shopping e le amiche. Ma tutto in modo ironico, sa, frizzante….
Editore3  Ah, ho capito. Sono quelle robe da ‘pollastrelle’. Sarà anche intrattenimento ma insomma, siamo un pò strettini come target. Voglio dire: ai maschietti mica posso far leggere stè cretinate qui sulle cerette e tutto il resto!

S_olo  No, è un noir dove approfondisco l’omicidio di una donna mutilata….
Editore4  Si, si va bene. Ma insomma, non le sembra che di cronaca nera ne abbiamo già abbastanza? Poi, scusi, lei non è un giornalista, vero? Appunto. Allora guardi, certe volte c’è bisogno dell’occhio allenato di uno che di mestiere ci sta addosso, a certe tragedie. Perché poi, ci scappa una questione sulla tal goccia di sangue o sulla strumentalizzazione dei pianti… non ha idea del casino…

S_olo … è tutto incentrato sulle interviste che ho fatto davvero a queste donne precarie, solo che nella narrazione….
Editore5  Senta un pò: ma di sesso ce ne ha messo? No, perché, nella trama ci sta alla perfezione e riusciamo ad ingrandire il bacino d’utenza…

S_olo  Ho dovuto studiare molto, le condizioni sociali di allora, la guerra, la situazione geo politica…
Editore6  Vabbuò, ma non è che stiamo esagerando? Alle gente, magari, viene anche voglia di leggere robetta leggera ogni tanto, se no si sparano poveracci….

S_olo … alla fine smette di mangiare del tutto e muore.
Editore7  Mi faccia vedere un attimo… no, non lo scritto, lei. Ah no. Non ci siamo per niente. Le sembra che la posso mandare in tivvvvù con quella faccia lì? Poi, senta, parlo piano così non si imbarazza: lei l’ha mai fatta una dieta seria? No perché, le farebbe bene sa.

S_olo   Ho cercato uno stile misto, mio insomma, allacciandomi alla passione per…
Editore8  Ma lei chi è, in definitiva? Ce l’ha il valore aggiunto? Il manoscritto lo leggo dopo, caso mai. Però bisogna chiarire questa faccenda altrimenti perdiamo tutti tempo prezioso. Allora? Vizi? Segreti? Conoscenze?… Roba da matti: questi vengono qui a rompere i coglioni e non si sono scopati neanche un cane….

S_olo   … non assomiglia a nessuna delle famose trame di fantasy, mi creda, ho puntato molto sull’originalità…
Editore9   Ottimo. E un romanzo storico, no? Glielo dico perchè oggi sono molto ricercati. Anche i fantasy, specie per ragazzi, per carità… solo che con lo storico, magari un pò fantasy sfondiamo di sicuro….

S_olo   Lo stile è ermetico, asciutto direi. Volevo far arrivare i personaggi senza perdermi in virgole e punti…
Editore10   E una storia d’amore c’è vero? Le passioni, i batticuori, le attese… lasci perdere la faccenda dell’attentato, cosa crede? Anche quelli lì che fanno casini in politica o nell’esercito si innamorano! Figuriamoci…

S_olo esce di scena correndo e urlano.

Annunci

Insomma smettila! Di infastidirmi con inutili tarli, di stressarmi in continuazioni coi ‘farei’ ‘andrei’ ‘potrei’, di farmi vedere cosa potrebbe essere. Smettila hai capito! Non ti sopporto più!

Alter ma che hai? C’è quache problema?

C’è qualche problema dici? Ma ci sei o ci fai? Non vedi come mi riduci ogni settimana? Ti ascolto, non posso fare altre, e piano piano mi consumo. Tu e le tue stupide illusioni. I sogni. Di fare altro sempre, in continuazione. Sei davvero così cretino che ancora non l’hai capito?

Senti il tuo tono inizia a irritarmi…

E allora? Cazzo vuoi? Tu mi fai venire il nervoso in continuazione… scrivi, scrivi, leggi, e leggi e ancora ricominci. Bravo. Lodevole. Perfetto. Però smettila di desiderare di farlo più spesso. Intiendi scemotto? Smettila! Cosa credi, che ti passerà ‘la sbrusia’ di fare? Ma dai, va là, va là…

Senti, non so cosa ti ha preso tutto in un colpo ma posso dirti che non intendo farmi mettere i piedi in testa anche da te. Io adoro scrivere. Si può dire che quasi vivo per quello e tu lo sai anche se fingi di non capire. Allora perchè non la pianti di strillare e mi stai ad ascoltare per una volta?

Non ci penso neanche. Ti ascolto sempre, sono l’unico sfigato io. E poi? Cosa ricevo in cambio? Un cazzo. Solo sogni. Vagonate di inutili progetti. Speranze… puà! Ma ti rendi conto? Quasi non dormi per scrivere… sei proprio un perdente.

Ah si? Dici? E tu allora? Cosa pensi di ottenere fingendoti neutrale? Non è così, non funziona. La vita ha colori, gusti, odori, emozioni, sensazioni… e se ti neutralizzi perchè non li puoi avere allora cosa ti resta? Niente. E’tutto opaco. Monotematico, monotutto. Per cosa vivi, Alter? Per arrivare a sera?

Ci risiamo con le puttanate da romanzi rosa… io vivo perchè lo facciamo tutti. Solo che non ci credo alla favole e non mi va di rompermi il culo per qualcosa che non avrò mai. Tu non sarai mai uno scrittore. Intiendi? Mai. Mai. Mai. Sbattiti fin che ti pare, fai le due di notte e poi in uffici ti sale l’emicrania… mangia pure un panino al volo… rinuncia ai film post cena… rinuncia a certe serata con gli amici che tanto non ti capiscono perchè loro si che sanno vivere, mica scrivono sempre. Io vivo come posso. Come devo! Tu sei falso come la bigiotteria!

Sarà come dici tu… però io almeno luccico ogni tanto. Non sarò oro. Neanche argento e allora? Però ci provo. Ci credo. E lotto. Non mi lascio morire dentro come taluni che arrivano a settant’anni e non ricordano neanche cos’hanno combinato…

Sè, sè… loro però ci arrivano ai sessanta poi settanta e alcuni anche novanta… tu invece? Con quel ritmo lì è già qualcosa se rimani a galla fino a Natale. Dammi retta bello, piantala di sognare, molla la doppia barca e rassegnati. Per campare vai in ufficio, china la testa fino all’ora di uscire, sali sulla macchina e poi vai a casa. Cena. Film o sesso, fai tu, poi nanna. E amen. A m e n.

No.

(risata)

No.

(risata che continua)

Non posso.

Silenzio.

Lo so che non puoi. In questo sei uguale a me. Putroppo.

Alter (o, quando sono in vena Ego, ma non oggi) e io ci fissiamo. Che palle però ‘stò vicolo cieco. Siamo d’accordo di nuovo. Impressionante.

Il sole non c’è. E piove pure. Allora che si fa?

Si fa che ti adegui e taci.

Dici è? Dovrei si.



Ma, voglio dire, non sarebbe più semplice finirla qui? Change, non si dice così? Prendo le due cose che ho accumulato negli anni e me ne vò.

Non dire cretinate, per favore! Con quella faccia lì non vai da nessuna parte e tu lo sai. Lo sai eccome. Guardati. Dove credi di andare? A fare cosa? Dai va là non farmi ridere proprio stamattina…

Ah grazie. Sempre molto incoraggiante.

[pausa]

Va bene, hai ragione. Da qui non mi posso muovere. Mi servono i soldi.

Come a tutti. E allora? Perchè mi stressi sempre? Cosa vuoi che faccia? Lo sai che io non c’entro, sono affari tuoi. Arrangiati.

Si, si, grazie. Sempre il solito scassaballe. Era per dire, per non tenermi dentro ‘stò nervoso che mi rode lo stomaco. Lo so che tanto non c’è soluzione. Sto qui. Faccio. Chino la testa. Mi incazzo. Poi mi deprimo. E arriva ora di andare a letto. Lo so che funziona così. Però insomma…

Insomma niente. Ci dai un taglio e fai venir sera. Cosa credevi che fosse la vita? Giochetti? Favole? Lieto fine? Ridicolo credulone, ecco cosa sei. Se la smettessi di pensare ti faresti un favore.

Può essere.

(sospiro rassegnato)


Muso lungo.

Io e Alter (o, quando sono in vena, Ego) ci sediamo. E tic, toc, tic, tuc, tuc, don, din, clap, clap. I rumori ripetitivi sono un vero schifo (lo pensiamo entrambi stavolta).

La domanda

1 giugno 2007

Eccola.
La domanda è arrivata. La aspettavo. Magari fra qualche anno, niente da fare. Chi ha tempo non aspetti tempo.
Lei mi fissa con quegli occhi liquidi che solo i bambini sanno eseguire per metterti in difficoltà.
Elena, mia figlia, ha nove anni e una lingua biforcuta che vincerebbe i campionati mondiali di domande a raffica.
Oggi è il Due Giugno. E noi ce ne stiamo tranquillamente spaparazzati sul divano. Io e lei. Mia moglie, no, figuriamoci. Deve pulire lì, lavare la, sistemare su… poi stasera si siederà a tavola con la faccia a cartina geografica e dirà: ‘ Sono stanca morta’. E ci credo.
Tornando a noi, abbiamo iniziato a vedere un film in dvd. A dire la verità neanche sapevo di cosa si trattava, sono quei filmetti tutto amore e disgrazie che mi procurano l’orticaria, però piacciono a mia figlia e piuttosto che farglieli guardare da sola le faccio compagnia. Così se iniziano a spogliarsi o a palparsi massacro il tasto ‘forward’.
E’iniziato da poco, sto benedetto filmetto, giusto il tempo di capire chi è il belloccio tenebroso e chi la donzella sola soletta, quando Elena si volta a guardarmi.
Apre la bocca. E sputa la domanda.
– Perché oggi si festeggia la repubblica?
Uno. Due. Tre. Sono passati vari secondi. Durante i quali temo di aver assunto un’espressione da trota morta.
– Papi?
E’perfidamente carina quando ti guarda in quel modo. Avido. Attento.
Solo che adesso è grande. Cambiare argomento è escluso. Trovarmi qualcos’altro da fare idem. Hai sete? Mi è venuta fame… devo dire una cosa alla mamma… Patetico.
Terminati i secondi di pausa-bonus ci provo. Ne sparo una, la prima che mi viene.
– Si festeggia perché per l’Italia è stato un momento storico passare dalla monarchia alla repubblica.
Elena mi sorride. Incrocia le braccia al petto. Poi lancia il missile successivo.
– Ma se prima comandava uno solo e adesso ci sono tante persone che danno ordini… finisce sempre che qualcuno ti dice cosa devi fare. Cosa cambia papi?
Molto interessante. Acuto direi. E adesso?
Inspiro e parto in quarta.
– Vedi tesoro, uno stato avrà sempre bisogno di essere organizzato, altrimenti tutti fanno quello che vogliono e diventa un casino. Però, con il referendum del 2 giugno, l’Italia ha cambiato sistema governativo istituendo una serie di organi e figure politiche che tutelano i cittadini.
Beh dai, non è andata neanche tanto male. Con così poco preavviso posso ritenermi soddisfatto. Come no.
Elena rimane in silenzio per darmi il tempo di convincermi che l’argomento è chiuso. Perfida.
Cambia posizione sul divano e non la smette di fissarmi. Il filmetto procede tra pianti e bacetti. Ma lei non mi stacca gli occhi di dosso. Non voglio aggiungere una parola al mio pensiero così ben espresso, ma sono costretto. Mi guarda come se fossi un pirata della strada.
– Qualcosa non va?
Eccoli. Gli occhioni liquidi mi hanno ipnotizzato. Sono entrato in quello stato di tepore stordito prima della mazzata finale.
– Ma papi, se essere una repubblica è meglio… com’è che tu e la mamma quando guardiamo il telegiornale urlate parolacce tutto il tempo contro i politici? Non sono loro che governano la repubblica?
Panico. Caldo africano. Tremori.
Sono passato dalla trota morta al cerebroleso.
Ho una sola via d’uscita. Lampeggiante. Lontana. Assorbita dal rumore assordante della scopa elettrica lungo il corridoio.
La afferro finché sono ancora in tempo, prima che arrivi un’altra bombardata.
– Sonia? Vieni qui che tua figlia ti vuole parlare….

Raccontano che un giorno, nella primavera del 96, un signore di Reggio Emilia si è svegliato convinto di sapere il cinese. Sua moglie, che aveva 15 anni in meno di lui e che come lui aveva fatto solo la scuola dell’obbligo lo aveva lasciato parlare. ‘Figuriamoci! Ci mancava solo questa!’, aveva pensato l’astuta signora, terminando la sua opera d’arte, la faccia impiastricata, con uno strato di rossetto il cui colore avrebbe fatto impallidire i papaveri più rossi.
Eppure continuava a dirlo, Vito, suo marito appunto. Al bar, dal macellaio e perfino in chiesa durante la funzione domenicale. La donna non poteva più tacere, certe fissazioni andavano estirpate alla radice, o li avrebbero etichettati a vita come i matti di Reggio. Per carità!
Alcuni ricordano che si è presentata in piazza Prampolini, in una giornata ventosa, e gli ha chiesto di tornare a casa. Doveva parlargli, era una cosa urgente. Vito aveva una routine tutta sua e gestiva i pomeriggi rispettando i programmi scelti anni addietro. Gli piaceva così. Ma quella volta aveva dovuto interrompere l’abituale partita a carte, e si vedeva che era contrariato.
‘Fammi vedere, allora!’, lo aveva sfidato lei, mostrandogli carta e penna posati storti sul tavolo della cucina (ancora puzzolente per il pesce bruciato la sera prima con la pentola regalata da quelli del detersivo in sconto).
Vito si era seduto in silenzio, tanto valeva accontentarla. Solo così l’avrebbe lasciato in pace. Dopo una pagina di geroglifici si è fermato e le ha sorriso. ‘Posso andare adesso o devo anche cantare in cinese?’, stava dicendo quel sorriso. ‘Ma come faccio a sapere che quello è cinese?’, aveva prontamente ribattuto lei, con la voce sempre più stridula. E, di nuovo, Vito ha dovuto chinare la testa e spiegare.
‘C’è uno Studio nuovo, nel centro storico di Correggio, in una di quelle viuzze laterali ciottolate dove l’odore della muffa ti arriva alle narici appena ci metti piede…’
‘E tu cosa ci sei andato a fare fin là?’, lo aveva interrotto subito la moglie.
‘Mi ci hanno portato!’, aveva replicato con uno scatto d’ira, ‘cosa vuoi che vada a fare fuori Reggio, vecchio come sono! Lo Studio professionale è nato per realizzare sogni e se la smetti di interrompermi ti spiegherò anche come.’
Nessuno sa cosa si sono detti i due dopo, non con esattezza almeno. Però la signora è uscita tutta trafelata, ha preso possesso dell’utilitaria usata, anno di immatricolazione 1980, e si è diretta a tutta velocità verso la località indicata dal marito.
L’indirizzo preciso dello studio in questione non risultava in nessun elenco, si vocifera che fosse aperto solo in orari strani come dopo le nove di sera o la mattina presto. Ma quel pomeriggio la moglie di Vito trovò la porta in legno marcio aperta in fessura, ed entrò. Per dovere di cronaca non è stata trovata nessuna porta così nel centro di Correggio, non per un’attività professionale almeno, ma chi ha visto la targa dello Studio ne descrive l’ingresso sempre nello stesso modo.
La titolare era una donna bassa e minuta. Purtroppo su alcune sue caratteristiche estetiche ci sono pareri contrastanti. Alcuni sostengono che avesse lunghi capelli neri raccolti all’insù in modo che alcuni ciuffi scendessero ribelli. Altri sono convinti che fosse bionda, ma proprio platino, con le ciocche lasciate libere sulle spalle. In ogni caso era bella e raffinata (altrimenti il fatto non sarebbe stato ricordato così a lungo).
All’astuta signora non interessava molto com’era, per questo non ha mai saputo descriverla con precisione e la fantasia dei narratori si è sbizzarrita libera. A lei premeva arrivare al sodo. E chiudere in fretta quella faccenda ridicola.
Le ha chiesto se ricordava Vito e perché gli avesse fatto credere di sapere il cinese. ‘Come no’, le aveva risposto annuendo, ‘è venuto poco tempo fa! Certo che conosce la lingua, era la sua richiesta!’
A quel punto la moglie, sempre più frastornata, non sapeva se ridere o piangere talmente era grottesca la situazione. ‘Ma no’, aveva continuato la strega (o fata a seconda di chi racconta la vicenda), ‘è tutto a posto. Suo marito voleva solo imparare a comunicare con il futuro.’
‘Come sarebbe? Cosa c’entra il futuro, diamine!’ Era rabbiosa, la moglie, continuava a non capirci niente e detestava perdere tempo. Oltre tutto per colpa di quello svitato di suo marito, capirai che soddisfazione!
‘Il futuro. Conosce più di un significato per la parola, signora?’ La strega era paziente ed educata.’ I cinesi sono il futuro del mondo. Sono arrivati, forse, a unmiliardo di abitanti solo nella stessa Cina, provi a immaginare considerando tutti quelli sparsi sulla terra!. Saranno i padroni di ogni cosa molto presto, fra una decina d’anni arriveranno al miliardo e mezzo, mi creda… ha mai fatto caso a quei nuovi ristoranti che aprono qui in Italia? Presto li troveremo a dirigere ogni tipo di negozio. Si fidi di me, senza sapere il cinese non si entra nel futuro. E suo marito desiderava esserci. Ecco svelato il mistero.’
Sembrava così semplice, messa in quel modo, che stava per uscire quando labbra rosso tulipano si è voltata all’improvviso e ha estratto il foglio con i geroglifici di Vito. L’ha allungato alla donna minuta chiedendole di tradurlo per lei. Se davvero aveva realizzato il sogno di suo marito, non poteva non sapere il cinese! La curiosità la solleticava peggio di un’orticaria.
Gli occhi della strega hanno osservato le linee e le forme rigirandosi il foglio tra le mani come fosse un puzzle a incastri mobili. Ha riso a bassa voce prima di iniziare a leggere in italiano, anche se, in sottofondo, si mescolavano altre lingue che simultaneamente uscivano dalla bocca misteriosa a forma di cuore (alcuni aggiungono le labbra carnose e sensuali ma non sono propriamente rilevanti per la narrazione).

Ode a te, visitatore stolto.
Ascolta senza fiatare
tu che pensi di sapere ogni cosa
quando ignori ciò che va oltre il tuo naso…

Non tutto è spiegabile
oggettivo e dimostrabile.
Fattene una ragione.
E impara dagli errori.

Non illuderti di vivere nella realtà
perché anche tu sei un’illusione
quando credi di essere qualcosa
che non esiste, se non nella tua testa.

Apri la mente
e lasciati andare.
Forse c’è speranza anche per te…

Non tutti concordano, però, sul testo del sonetto sopraccitato. Anche Vito è un nome di fantasia usato solo per snellire il racconto ed evitare contorsioni tra ‘egli’ e ‘lui’.
Lo Studio però, quello lo ricordano in molti e i pochi arditi che avevano dichiarato di esserci entrati hanno poi negato, fingendo una burla o qualcosa del genere.