Barbara Gozzi, where?

3 aprile 2011

Mi si trova qui:

http://www.agoravox.it/BarbaraGozzi

skype  gozzib.barbara

mail: barbara.gozzi@gmail.com

and all around the Worlds, of course or something

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Stop!

17 maggio 2010


You dont’ understand me

Pelle [free download]

17 maggio 2010

Fonte: Lorenzo Palloni blog.

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“PELLE” (2010):

ispirata a un racconto di Barbara Gozzi e sequenziata da Lorenzo Palloni in occasione dello spettacolo teatrale ATTORNO AL CORPO DI ELUANA ENGLARO.

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Nel link troverete:
quattro tavole sequenziali e altrettante letterarie.

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Due donne, una viva e una morta, e due uomini, forse entrambi vivi, forse no.

Una storia d’amore e di vita, nera come poche.

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Leggi e scarichi QUI.

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[Grazie a Lorenzo, giovane professionista attento, preciso, sensibile e pronto a mettersi in gioco. Bg]

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Versione LARGE QUI.

Dal sito dell’autore, le tavole originali con possibilità di ingrandirle QUI.

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Versione originale degli stralci di testo per lo spettacolo:


[Intro]
Finché un giorno.
Una sera.
Lei scriveva, scriveva di me. Io ho smesso di respirare.
Lei è caduta a terra. Emorragia interna, hanno diagnosticato poi, al pronto soccorso. E io l’ho sentito.
Il tocco.
Tre lei e me. Me e lei.
Da allora questa pelle mi fa stare. Qui. E raccontare, questa storia.
Non importa chi ero, con che nome mi chiamavano. Io sono morta, lei no. Non siete d’accordo?

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[1]
Lorenzo non resiste. Accanto a un corpo inanimato. Non resiste all’idea di rinunciare a carne e parole, all’idea che lei ora-ieri-domani-poi è quell’ammasso di ossa, muscoli e pelle idratata artificialmente. Lorenzo non si resiste, solo è incompleto, incapace di amarsi. E ora si ritrova bloccato in un passato-presente buio. Lei c’è, il suo corpo respira ma non sente. Lei c’è ma non è.
Ha bisogno di toccarla, per questo la sta pensando.
Per questo lascia che la donna appena uscita dal bagno lo spogli lentamente, lo accarezzi e.


[2]
Vai, entra, vai. Loop che gli raschia la mente. Entra, ora, entra, entra.
Si decide e ruota la maniglia. Nota la finestra chiusa, protetta da tende chiare dalle semi trasparenze piatte, uniformi. È tutto troppo luminoso, pensa. Tende, finestre con le tapparelle completamente alzate, pavimento, muri, lenzuola. Tutto splende entro un’opacità destabilizzante.
Ruota il collo.
Le vede il volto.
Il cuore batte svelto, inquieto.
Vai, ora, vai, avvicinati.


[3]
«Sono tornato perché volevo rivederla», Gabriele alza il tono per sovrastare il brusio del bar, «ma non so altro, va bene?»
Un lungo respiro, poi un’occhiata, pezzi di cose che ondeggiano.
«Va bene», risponde Lorenzo abbassando lo sguardo verso il pavimento, «che due gran pezzi di merda che siamo».
Ed esce.

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