Dal davanzale

29 maggio 2007

Ci sono cose che si fanno e basta. Non c’è un perché, un motivo preciso su cui ragionare. Ne avverti il bisogno e lo assecondi.
In questo momento se ne sta seduto e fissa la città. Uno qualunque. Maschio o femmina, come volete.
E’a casa, nascosto in uno di quei palazzi alti costruiti da poco. Solo che ha le gambe a penzoloni. Si, avete capito bene. Si è seduto sul davanzale di una finestra, quella enorme che si affaccia sul salotto. Era un po’ che si chiedeva come sarebbe stato guardare il mondo da lassù, senza reti di salvataggio.
No, tranquilli, nessun pensiero strano. Solo la voglia di provare. Di sedersi dove si apre il mondo, in piena notte ad aspettare il nuovo giorno. Non dovrebbe mancare molto, in effetti.
Non ha dormito, sapete? Il nostro personaggio non è un nottambulo, però. Di quelli che si fanno ipnotizzare dalla televisione o vengono risucchiati dal computer con gli occhi iniettati di sangue. Si è divertito in passato, niente di male. Ma il tempo passa. Inesorabile. Traditore. E anche le abitudini lo seguono, si accodano in silenzio a quel lento fluire. Alla fine ti scopri cambiato. Il più delle volte, te ne accorgi solo quando il processo si è già concluso.
Stanotte non gli va di chiudere gli occhi. Di vedere nero. Tutto qui. Il buio lo infastidisce, ha troppi pensieri che si agitano in quel pentolone bollente che è la sua testa e se spegne le lampade cozzano tra di loro. Un continuo rumoreggiare.
Ha bisogno d’aria.
Di spazio.
Così aspetta la luce proprio dal suo davanzale. Circondato dal vuoto. Accarezzato dall’aria umida.
Si guarda in giro, senza fretta. E’ un tipo curioso, sapete? Ma alla fine l’attesa è terminata.
Eccoli. I primi raggi. Timidi. Burloni. Che neanche si distinguono con precisione in mezzo al chiarore che appare dietro le case, tra gli alberi.
All’improvviso, dove c’era l’oscurità più profonda, la luce ha fatto il suo ingresso trionfale. Con calma.
Per le belle cose non ci vuole mai fretta.
Quando ha messo a fuoco il primo raggio, lui. Il nostro personaggio. Ha incrociato le gambe, senza perdere l’equilibrio, mentre adesso abbraccia le ginocchia. Così rannicchiato si sente al sicuro, pronto per il tocco tiepido del sole. La luce che scalza la notte è la più brillante. Vivace. Carica di promesse.
Il nero viene spinto sempre più lontano, ai bordi del cielo. Su, su…via da qui!
Adesso la città sembra meno minacciosa, ha ripreso possesso dei suoi colori. Gli occhi si sono abituati alle diverse tonalità chiare. C’è un po’ di rossastro laggiù, vicino al tetto delle scuole. Mentre davanti a lui il verde delle foglie brilla, sembra più chiaro.
L’alba, l’incontro tra l’oscurità e la luce, è un momento pieno di magia. Ci avete mai fatto caso? Di quella vera, che non ha niente a che fare con le streghe o i maghi. E’la misteriosa fusione di due mondi diversi. Opposti. La notte deve cedere il posto al giorno. Forse neanche vorrebbe farlo ma è la legge della natura. Non può essere sempre buio. Le tenebre si insidiano in fretta, ma la luce è più forte. Perché quando arriva non ha mezze misure. Illumina qualsiasi cosa con quella lenta progressione crescente, l’intensità che si aggrappa a ogni cellula.
A lui piace. Osserva i tiepidi raggi del sole e gli viene voglia di ridere. Di fondersi con loro. Così raggomitolato, sul suo davanzale alto, sembra un uovo di cioccolato. Appunto. Vorrebbe sciogliersi e poi evaporare in alto. Vicino a lei. La luce.
Intensa. Allegra. Stimolante.
Gli occhi iniziano a bruciargli, il sole è un faro così potente che può accecare, se lo si fissa troppo a lungo.
Quand’era piccolo la nonna gli ripeteva di continuo di non guardarlo, neanche per un secondo, altrimenti gli avrebbe rubato l’anima. Adesso si è convinto. Aveva ragione. Se fissa una qualsiasi fonte luminosa per un tempo ragionevolmente lungo ne rimane incatenato. Le tonalità di giallo si mescolano all’arancione e al rosso. Tutti fusi insieme gli entrano nella testa, attraversano i pensieri, i ragionamenti e i ricordi. Un’onda in piena che avvolge tutto.
La luce è vita tanto quanto la vita può essere luce. Ecco a cosa pensa. C’è chi preferisce l’oscurità. A lui, che tanto ha aspettato l’alba, in fondo piacciono entrambi.
Si stiracchia allungando le gambe nel vuoto prima di rientrare.
La finestra resta aperta.
La luce si sparpaglia.

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