Io e Alter (o, quando sono in vena, Ego)

4 settembre 2007

Il sole non c’è. E piove pure. Allora che si fa?

Si fa che ti adegui e taci.

Dici è? Dovrei si.



Ma, voglio dire, non sarebbe più semplice finirla qui? Change, non si dice così? Prendo le due cose che ho accumulato negli anni e me ne vò.

Non dire cretinate, per favore! Con quella faccia lì non vai da nessuna parte e tu lo sai. Lo sai eccome. Guardati. Dove credi di andare? A fare cosa? Dai va là non farmi ridere proprio stamattina…

Ah grazie. Sempre molto incoraggiante.

[pausa]

Va bene, hai ragione. Da qui non mi posso muovere. Mi servono i soldi.

Come a tutti. E allora? Perchè mi stressi sempre? Cosa vuoi che faccia? Lo sai che io non c’entro, sono affari tuoi. Arrangiati.

Si, si, grazie. Sempre il solito scassaballe. Era per dire, per non tenermi dentro ‘stò nervoso che mi rode lo stomaco. Lo so che tanto non c’è soluzione. Sto qui. Faccio. Chino la testa. Mi incazzo. Poi mi deprimo. E arriva ora di andare a letto. Lo so che funziona così. Però insomma…

Insomma niente. Ci dai un taglio e fai venir sera. Cosa credevi che fosse la vita? Giochetti? Favole? Lieto fine? Ridicolo credulone, ecco cosa sei. Se la smettessi di pensare ti faresti un favore.

Può essere.

(sospiro rassegnato)


Muso lungo.

Io e Alter (o, quando sono in vena, Ego) ci sediamo. E tic, toc, tic, tuc, tuc, don, din, clap, clap. I rumori ripetitivi sono un vero schifo (lo pensiamo entrambi stavolta).

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