Alter (o, quando sono in vena Ego, ma non oggi) e io.

4 settembre 2007

Insomma smettila! Di infastidirmi con inutili tarli, di stressarmi in continuazioni coi ‘farei’ ‘andrei’ ‘potrei’, di farmi vedere cosa potrebbe essere. Smettila hai capito! Non ti sopporto più!

Alter ma che hai? C’è quache problema?

C’è qualche problema dici? Ma ci sei o ci fai? Non vedi come mi riduci ogni settimana? Ti ascolto, non posso fare altre, e piano piano mi consumo. Tu e le tue stupide illusioni. I sogni. Di fare altro sempre, in continuazione. Sei davvero così cretino che ancora non l’hai capito?

Senti il tuo tono inizia a irritarmi…

E allora? Cazzo vuoi? Tu mi fai venire il nervoso in continuazione… scrivi, scrivi, leggi, e leggi e ancora ricominci. Bravo. Lodevole. Perfetto. Però smettila di desiderare di farlo più spesso. Intiendi scemotto? Smettila! Cosa credi, che ti passerà ‘la sbrusia’ di fare? Ma dai, va là, va là…

Senti, non so cosa ti ha preso tutto in un colpo ma posso dirti che non intendo farmi mettere i piedi in testa anche da te. Io adoro scrivere. Si può dire che quasi vivo per quello e tu lo sai anche se fingi di non capire. Allora perchè non la pianti di strillare e mi stai ad ascoltare per una volta?

Non ci penso neanche. Ti ascolto sempre, sono l’unico sfigato io. E poi? Cosa ricevo in cambio? Un cazzo. Solo sogni. Vagonate di inutili progetti. Speranze… puà! Ma ti rendi conto? Quasi non dormi per scrivere… sei proprio un perdente.

Ah si? Dici? E tu allora? Cosa pensi di ottenere fingendoti neutrale? Non è così, non funziona. La vita ha colori, gusti, odori, emozioni, sensazioni… e se ti neutralizzi perchè non li puoi avere allora cosa ti resta? Niente. E’tutto opaco. Monotematico, monotutto. Per cosa vivi, Alter? Per arrivare a sera?

Ci risiamo con le puttanate da romanzi rosa… io vivo perchè lo facciamo tutti. Solo che non ci credo alla favole e non mi va di rompermi il culo per qualcosa che non avrò mai. Tu non sarai mai uno scrittore. Intiendi? Mai. Mai. Mai. Sbattiti fin che ti pare, fai le due di notte e poi in uffici ti sale l’emicrania… mangia pure un panino al volo… rinuncia ai film post cena… rinuncia a certe serata con gli amici che tanto non ti capiscono perchè loro si che sanno vivere, mica scrivono sempre. Io vivo come posso. Come devo! Tu sei falso come la bigiotteria!

Sarà come dici tu… però io almeno luccico ogni tanto. Non sarò oro. Neanche argento e allora? Però ci provo. Ci credo. E lotto. Non mi lascio morire dentro come taluni che arrivano a settant’anni e non ricordano neanche cos’hanno combinato…

Sè, sè… loro però ci arrivano ai sessanta poi settanta e alcuni anche novanta… tu invece? Con quel ritmo lì è già qualcosa se rimani a galla fino a Natale. Dammi retta bello, piantala di sognare, molla la doppia barca e rassegnati. Per campare vai in ufficio, china la testa fino all’ora di uscire, sali sulla macchina e poi vai a casa. Cena. Film o sesso, fai tu, poi nanna. E amen. A m e n.

No.

(risata)

No.

(risata che continua)

Non posso.

Silenzio.

Lo so che non puoi. In questo sei uguale a me. Putroppo.

Alter (o, quando sono in vena Ego, ma non oggi) e io ci fissiamo. Che palle però ‘stò vicolo cieco. Siamo d’accordo di nuovo. Impressionante.

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