Matti, vocie e storie di oggi: il progetto parte V – intervista a B.Garlaschelli

3 dicembre 2009

matti4Le precedenti quattro parti dell’ipertesto rintracciabili da QUI.

Dopo una carrellata-analisi di voci e parole contenute nel saggio ‘FramMenti’, Mobydick, 2006, propongo infine la voce dell’autrice.

Chi sono ‘i matti’ per Barbara Garlaschelli?

“Sarebbe facile e ruffiano risponderti: ‘I matti siamo noi’, anche se un po’ è vero. Nella mia piccola esperienza di scrittrice che ha frequentato per quasi due anni un cps milanese (per scrivere il libro framMenti) ho capito una cosa: i matti sono donne e uomini che per qualche motivo non riescono a essere “dentro” un universo cui vorrebbero appartenere e questo provoca loro dolore e solitudine immensi.  La ‘normalità’ diventa un valore assoluto. Il poter condurre una vita fatta di cose “normali” in autonomia per molti è un miraggio. Ho incontrato pochi ‘matti felici’. L’idea romantica del folle che vive nel suo universo di bizzarrie non è vera. Ho incontrato molte persone straordinarie, questo sì. Ma segnate dalla sofferenza, dalla consapevolezza di sentirsi ‘diversi’. Ed erano tutti lì per curarsi, per tornare all’ambita ‘normalità’. Diversa per ciascuno di loro.”

Quanto lo scriverne, il narrare storie che li riguarda può ’servire’, favorire la decodifica di sensi, disagi, dolori, visioni e battaglie? Oppure è mera ’spettacolizzazione’ per attirare attenzione da superficie, che non scava ma smuove sentimenti ’semplici’ e lontani, da mero intrattenimento o quasi?

“Io posso rispondere solo per quel che riguarda la mia esperienza con FramMenti: è un libro che, nonostante la difficoltà di distribuzione, sta girando da quattro anni, ha portato a dibattiti, incontri, letture, ha suscitato emozioni forti. In me che l’ho scritto e in tutti quelli che lo hanno letto e con cui ho avuto la fortuna di parlare. Cosa poi possa un libro, non lo so. Sta nelle coscienze di coloro che lo tengono tra le mani. Io ho fatto ciò che desideravo fare: scriverlo. Non so perché me lo hanno chiesto, ma perché una volta entrata in contatto con queste persone sono stata travolta da ciò che mi raccontavano e che suscitavano in me. È stata un’avventura umanamente e professionalmente unica e straordinaria, di cui sarò loro eternamente grata.”

L’esperienza di FramMenti, il progetto poi il libro, cosa rappresentano per te, oggi?

“Credo stia nella risposta due, con un’aggiunta: Guido Leotta (l’editore di FramMenti, Mobydick) insieme al gruppo Faxtet e all’attrice Elena Bucci, hanno ccostruito un reading musicale sul testo che hanno portato in giro per l’Emilia Romagna e che lunedì 19 ottobre  approderà al  Teatro Verdi in via Pastrengo a Milano all’interno degli eventi legati al mese della psichiatria.
Questo rappresenta una sorta di continuità dell’esperienza FramMenti. Come se il viaggio di tutti quelli che sono lì, tra quelle pagine, me compresa, non fosse ancora terminato.”

Barbara Garlaschelli cura diversi blog. Uno ‘ufficiale’ ricco di storie, condivisioni tra altri autori e segnalazioni. Un altro, per i pensieri disordinati. Oltre a collaborare con altri spazi virtuali, tra i quali il recente MissFatti, dedicato all’antologia ‘Alle signore piace in nero’ pubblicata da Sperling & Kupfer, curata assieme a Nicoletta Vallorani.

Ho scelto romanzi, storie che hanno faticato a diffondersi, a farsi conoscere, per questa che vorrebbe essere qualcosa di più di un’analisi. Ho tentato di ascoltare voci, di virare attraverso strumenti e modalità volutamente differenti eppure, ognuno attraverso un modo ‘proprio’, hanno qualcosa dentro che si aggrappa, resta e lascia. Energia che è condivisione. Ricerca. Ascolto. Riflessione. Dunque anche musica, serie tv e tante, tantissime parole. Per spezzare qualche vecchia catena, tentare almeno. E andare oltre la patina luccicante dell’apparenza.

Ringrazio Cristiano Ferrarese e Barbara Garlaschelli.

Foto di copertina: Funky64 da Flickr che si ringrazia per tutte le foto utilizzate in questo progetto e si invitano i visitatori a scorrere l’intero set di scatti ‘Manicomi e abbandoni‘ .

Link alla pubblicazione originale su ThePopuli.

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