Matti, voci e storie di oggi – il progetto parte II

18 settembre 2009

Riprendendo il percorso su ‘matti, voci e storie di oggi’ iniziato qui.

Recentemente (da un mese circa) è uscita una serie tv prodotta da Fox, Mental. La particolarità sta nell’inquadratura, rispetto ad altre produzioni seriali ‘mediche’ che hanno comunque trattato storie di ‘matti’ intesi come malati mentali ma anche altro, diversi, palesemente non conformi alle norme sociali. La particolarità sta nel mostrarle, queste menti che diventano storie. Lo stesso protagonista (al secolo Chris Vance), il primario del reparto di psichiatria è – a modo suo – un ‘matto’. Affronta le persone, i casi, le terapie con approcci e metodologie in contrasto con la medicina ortodossa e le abituali prassi psichiatriche e psicoterapeutiche. La mente è il centro di tutto. Mente nuda, esposta, in ogni storia si scava tra dinamiche, passato, deformazioni e fratture. Ma resta, tra le righe di dialoghi ed espressioni come, di fatto, nessuno è sano. Medici del reparto compresi. Tutti sono (siamo per trasposizione da immedesimazione) matti con declinazioni differenti.

È dunque curioso notare, a questo punto, come nella fiction, in quella che è considerata ‘realtà inventata’ l’interesse resta alto. Sembra (forse lo è) intrattenimento ‘rilassante’, intrigante, seguire le vicende di dottori e pazienti, ogni puntata un nuovo caso, ogni pasto si cambia pietanza, si entra nella testa di qualcun altro. Entrare è senza dubbio una parola chiave (l’inquadratura della fronte del protagonista che si apre attraverso una cerniera, ammicca dallo schermo avvalendosi si simboli precisi). Entrare in qualcosa di ‘non vero’ appunto. Perché poi, a puntata terminata, spegnendo o cambiando, noi – quelli che guardano – siamo e restiamo ‘normali’, o no? Le nostre menti sono semplici, non celano granché e se lo fanno c’è sempre un motivo che conosciamo ma soprattutto non sono ‘abitate’ da demoni o malattie che piegano volontà e percezioni. Noi stringiamo un telecomando. Ci piacciono queste storie, specie se condite con bei volti, bei corpi, intrighi e risvolti capaci di scatenare tensione, catturare curiosità.
Ma quelli non siamo noi.

Giusto?

I misteri della mente. Lì si concentrano le attenzioni, le non comprensioni che restano tali ma si manifestano con forme precise, oggi hanno più facilmente un corpo, materia riconoscibile. E se ne scrive, le si rappresenta queste ‘realtà’ dove l’invenzione recupera brandelli di vita vera con la facilità dello starnuto.  Raccontando si elimina il fattore ‘sta succedendo davvero’ che terrorizza ancora, il non-capire è confusione, paura, fatica e dolore. Non-capire ci rende schiavi di una condizione in continuo divenire, che si modifica, cambia pelle e forma lasciando immutata un’unica variabile: la diversità. Diversità rispetto a canoni che, come già accennato in precedenza, non sono vere e proprie leggi ma ci vanno vicino. I comportamenti giusti, corretti rispetto alle circostanze, il c.d. ‘contesto’ e le persone presenti. Parole, frasi, ragionamenti che non sono conformi, imbarazzano magari o peggio: spaventano, disgustano, allontanano. Anche la lontananza è un nodo, una chiave importante per la comprensione (o tentativo di).
Lontananza reale, dovuta appunto a comportamenti, atteggiamenti, e discorsi non-immediati (lontani magari da ciò a cui siamo abituati), dunque si cerca spazio che separa, lo si mette in mezzo (tra noi e il matto). Lontano dagli occhi, lontano… (recitano i saggi detti popolari).
Ma anche lontananza interiore, impossibilità di comprendere che è ostacolo apparentemente inviolabile, troppo alto e spesso per permetterne la scalata. Forse. Non-capire, non poter seguire circuiti di logiche e percezioni, tutto questo ci rende fragili, scoperti, la comunicazione si sbriciola nel ‘non’ e lì resta, inchiodata, immobile.

Dal Dizionario Italiano on line, le definizioni (significate per questo ipertesto) di ‘matto’ sono: 1 agg. che ha perso in parte o completamente l’uso della ragione; 2 agg. stravagante, strano, bizzarro; 3 agg.[in senso figurato]rafforza il nome che segue.

Nelle prossime schegge mi addentrerò nella tematica attraverso due autori (Cristiano Ferrarese e Barbara Garlaschelli) e tre libri dagli intenti, stili,e sensi differenti ma che tentano di raccontare la follia. E le parole di Simone Cristicchi e Andrea Di Consoli.
I matti che sono personaggi, ma anche figli di persone e simboli, strumenti per avviare un processo difficile. Processo di de-compressione, di uscita dalle logiche statiche, inutili proprio perché ‘ferme’, che mirano all’immutabilità che non conosce comprensioni.

foto di copertina: Funky64 da Flickr

Link alla pubblicazione originale su ThePopuli.

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