A.A.A. Cercasi ricetta letteraria mai provata, potente e fulminante. Astenersi perditempo e finti furbi.

2 agosto 2009

Le ricette sono una gran cosa.
Aiutano a non commettere errori.
Garantiscono – o quasi – un risultato minimo accettabile e qualche volta un piatto ‘niente male’. Qualcosa che i commensali commenteranno leccandosi dita o labbra. E che chiederanno ancora, se la ricetta è valida ovviamente e l’esecutore scrupoloso e fortunato.
Ed è interessante notare come l’equazione si possa estendere anche ad altro, letteratura compresa.
Ogni periodo, almeno degli ultimi quindici anni, e oltre ha avuto il suo ‘trend’. Quel tema, quel certo tipo di storia e sviluppi, quell’incastro di ingredienti che appunto ‘va di moda’, attira, fa vendere in sostanza. Chi lo ha azzeccato è stato un ottimo chef, si è meritato la divisa bianca e naturalmente il ricettario tanto agognato.
E’ qualche settimana che leggo qua e là della nuova ricetta (che poi, ormai, tanto nuova non è dal momento che si è iniziato perfino a divulgarla, a discuterne… per carità!). Comunque. Si tratta di qualcosa di semplice tutto sommato – così dicono ora – basta amalgamare con cura elementi fantastici o comunque passati (epoche storiche lontane quanto vampiri quanto folletti, streghe, maghi e chi più ne ha più ne metta, le ricette lasciano sempre un pizzico di spazio all’estro, pare) con altrettanti o quasi elementi del vissuto moderno, di questo nostro secolo fatto di frenesie, tecnologie esasperate, impegni, crisi socio-geo-economico-politiche. E naturalmente sbriciolarci dentro tanti, ma tanti, sentimenti persi, di quel tipo candido, assoluto, forte e universale come ormai non ce ne sono più oggi, nella vita reale.
Si tratta di miscelare, attenzione, mai eccedere. Perché così si accontenta tutti, pare. Quello a cui non frega nulla dell’epoca medievale o dei gotici o degli stregoni ma invece vuole sentirsi raccontare di questo suo oggi che vive magari male, ma anche quello che del quotidiano proprio non ne può più, si è letteralmente ‘rotto le scatole’ e cerca altro, qualcosa capace di solleticare la fantasia, mondi lontani, persi nelle nebbie del tempo o dell’immaginario popolare, anche folcloristico, perchè no?
Dunque eccola.
La ricetta.
Appunto neanche tanto complicata, tutto considerato.
E vale per ogni tipo di storia alla fine.
Storia di carta, da schermo casalingo ma anche da maxi schermo e biglietto.
Le mode sono una gran bella cosa, viene da pensare, danno sicurezza. Garantiscono stabilità, una volta individuate.
Peccato che chi vuole a tutti i costi il ricettacolo di cui accennavo sopra, il nuovo scettro del potere che porta consensi, fama magari, soldoni anche, arrivi insomma; quell’oggetto magico ecco. Peccato – dicevo – che le ricette già scoperte non valgano per averlo. Bisogna subito correre a cercare altro, nuovi intrugli, miscugli ignoti, ingredienti inimmaginabili.
Peccato si.
Non ci si può neanche godere un buon piatto in santa pace.
Ma poi. Riflettendoci con calma. Dentro quel piatto lì non ci sono i mie cibi preferiti, forse ora ad annusarlo per bene, neanche mi pare invitante, vagamente nauseante piuttosto.
Chissà se è poi vero che questa storia delle ricette è così necessaria, furba.
Per certi borsellini pare di si.
Perché, scusa, di cosa stiamo parlando?
Mica vorrai ricominciare con l’estro, il ‘guizzo’ dell’artista, la voglia di raccontare, l’ingegno stilistico, le impronte sulla sabbia, la creatività, il rischio.
Misericordia.
Cre-a-tivi-tà e ri-schio insieme procurano bruciori, non li senti?
Vai, vai, corri a cercare.
Che il bando per la prossima ricetta è già iniziato.
Annunci

I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: