Non potevi capire

10 giugno 2009

Io me lo ricordo, di quando mi brillavano gli occhi. Li sentivo.
Sono state le sue ultime parole.
Le ultime che gli hai sentito dire. Che poi. Non potevi immaginare, figuriamoci. Ne diceva tante, la Lella, davvero tante. Erano mesi, forse addirittura anni che stava così. Opaca, direbbe lei ora, se potesse commentare. Insopportabile, stai pensando tu. Si, insopportabile.
Cazzo.
Si può non trovarne neanche uno, dico uno non dieci o cento, uno di bastardissimi motivi per?
Niente.
Ha preso a non vedere questo e quello. Non le restava mai niente per.
Certo, bisogna essere almeno onesti a questo punto, ti pare? Tu lo sapevi che alla fine l’hanno licenziata. Ma alla fine, dopo tutti quei casini sulle mansioni tolte o non dette o non capite o quello che era, non ti ricordi neanche cosa ti disse, lo so.
Ah, la faccenda della casa. Anche lì però, che è un periodo – anzi un decennio – di merda per comprare mattoni lo sanno anche i muri, cristosanto! Poi va a lasciare il compagno e scoppia il casino della separazione dei beni. Figuriamoci.
Dai, non te la prendere.
Non potevi capire, non ne avevi i mezzi, i tempi e forse – forse – manco le energie. Eravate così giovani quando. Si, vuoi che non me lo ricordi? Proprio io che registro e impacchetto tutto! Lei poi, dai, era così carina coi capelli scompigliati e i segni della scolorina sui polpastrelli. Proprio carina, si. Poi è andata storta, so benissimo. E non è stata solo colpa tua, ricordo tutto ti ho detto, non c’è bisogno che puntualizzi.
Comunque.
C’è un sacco di gente disperata, non si poteva proprio capire.
Che lei.
Ma senti.
Quella volta che hai trovato quelle chiamate perse, quando stavi al cantiere esatto, quella volta lì potevi almeno richiamarla, per sentire dai. Dici? E se si metteva a piangere, cazzo, te la sciroppavi e amen. Cosa ti costava poi, mentre te ne tornavi a casa sulla tua macchinina usata di finto lusso, dai. Potevi. Almeno ammettilo.
Mi brillavano gli occhi, si, ha detto esattamente così e ti do ragione: è una gran frase di merda. Poetica e inconcludente. Inutile in effetti. Se si ha il tempo di guardare cosa brilla e cosa no, non si ha un cazzo da fare. Magari. Oppure non so, è questione di curarsi solo delle cose importanti. C-o-s-e im-por-tan-ti. Tipo? Dai, fammi un esempio che non sia banale. Si, i soldi si, rientrano ma poi bisogna vedere a cosa sono collegati tipo lavoro o incastri finanziari o gestioni. Ma lì senti, non è che le si potesse dare poi tanto torto dopo quasi quindici anni rintanata in quel buco, ritrovarsi che le prendono la casa e il resto che sai, dai. Lì aveva ragione. Qualcos’altro? Non la metterei così ma va bene. Godersi la vita. Go-der-si la v-i-t-a. Suona bene anche lui.
Ssst.
Aspetta un attimo.
Ho come l’impressione che tutto questo tuo parlare ti dia l’affanno.
Non ti sembra tutto così.
Stupido.
Lei che.
Tu qui a cerebrare.
Io che aspetto.
Si, hai capito bene.
Aspetto.
Paziento.
Ti spingo.
E ancora aspetto.
Che tu lo dica.
Dai, ora puoi, cosa cambia ormai? Lei sarebbe riuscita ma gli altri no, dunque sei al sicuro.
Dillo.
Dillo.
DILLO!

Lo conosci anche tu, quel ricordare luccichii caldi, si, che mancano e scavano dentro. Si.
Ma hai ancora qualche toppa colorata, usane una adesso. Ne hai bisogno. Prendila con cura, lisciala, poi posala davanti al nuovo buco – questo – massaggia per bene assicurandoti che non resti nulla da vedere. Poi cementala.

Vedi?
E’tutta una questione di riparazioni e angolazioni.
Una cosa c’è solo se tu la vedi.
O manca se vuoi sentirne lo strappo e l’assenza.
Potevi provare a spiegarglielo, alla Lella, chissà.

Va bene, va bene, stai calmo. Lo dico. Tranquillo?
Allora, la Lella non doveva mollare così. Proprio non doveva, è stato uno spreco assurdo. E se stava male doveva piantarla e darsi da fare, tentare qualsiasi cosa. C’è sempre un tentativo che non si è ancora provato. Sempre. E vedere tutto nero non serve, avere sempre freddo neanche.
Sei a posto adesso? Mi sembri ancora agitato, chessò. Come insoddisfatto. Irrequieto ecco.
La gente non si aiuta, te lo disse tuo padre che avevi quindici anni, quella volta che volevi portarti in spalla Piero (poveretto, con quel gesso lungo tutta la gamba). La gente non si aiuta, comunque. Al massimo si subisce, compatisce, sopporta e qualche volta, ma proprio qualche, si tiene vicina. Tutto il resto è tu e tu contro il mondo. ‘Con’ se preferisce il collegamento meno invasivo.
Come sarebbe? Ti sto dicendo quello che vuoi, quello che ti aspetti ora che hai una gran voglia di piangere per lei e non ci riesci. Trattieni. Ti impunti e ti incazzi, con quegli occhi lì pure miopi.
Non potevi capire, però adesso.
Hai ragione.
E’ tardi.

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