Lei, la non utilità

10 maggio 2009

L’inutilità è l’alibi perfetto dei disperati.
E’ evidente che lo siamo tutti. Utili. Anche solo per mettere il maledetto disincrostante nel cesso. O per spendere i fottuti soldi. Ma soprattutto.
Sopra.
Ogni altra funzione.
Siamo utili agli altri.
I disperati una tacca in più, ammettiamolo.
Ricordano l’abisso da tenere alla larga. E’ grazie a loro che gli altri sorridono alle feste comandate, abbracciano figli dei quali ignorano le vite, leccano culi secchi di capi e si lisciano la pelle sotto la doccia con l’ennesimo ritrovato miracoloso.
I disperati hanno molto bisogno dell’inutilità, li aiuta ad affondare, a sprofondare.
Certo.
C’è il peso, quella fatica di pompare correttamente cellule varie e sincronie biologiche.
Ma ormai ce l’hanno tutti (o dicono di avercela, si convincono), quella fatica lì di essere, e vivere, e restare, e sopportare.
Malinconia si diceva secoli fà.
Poi depressione.
Sbalzi d’umore.
Tristezza profonda per i poeti romantici e bugiardi.
Apatia lo diventa se anche muoversi, fare, è doloroso, impossibile.
Dolore. Sempre. Ma è un ‘male’ comune a molte altre patologie. I disperati non sono poi così facilmente individuabili.
La non utilità però, la percezione precisa, pulsante, puzzolente, di non spostare nulla a niente e nessuno. Lei. E’un ottimo balsamo, guarisce lentamente.
Dal viversi.

Testo e foto di Bg

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