Incipit, eros ed esperimenti

4 aprile 2009

Da QUESTO post di Satisfiction, è stato lanciato un piccolo gioco con gli incipit, supervisionato da Giulia Belloni.

Assieme a Paolo Zardi (che riprende anche lui l’esperimento QUI) ne è uscita quasi una micro-novel.

Riporto di seguito gli incipit ‘intrecciati’ (ma ce ne sono altri altri ormai, indipendente e interessanti) senza nome dell’autore, se siete curiosi potete sempre cercare gli originali sul post di Satisfiction:

1.
c’era questa musica assordante e la solita umidità notturna. sapevo che lì ero fuori posto, ridicola nel mio vestito a fiori, lungo oltre le ginocchia. e poi tutta quella gente sudata che si muoveva a ritmo mi dava fastidio. allora sono uscita e ho voltato l’angolo. degli arbusti bassi mi impedivano il passaggio, li ho scavalcati a gambe aperte. all’improvviso avevo fretta, ho cominciato a camminare più veloce, come se qualcuno mi seguisse. i muri della vecchia villa erano ruvidi, mi sono fermata e ci ho appoggiato la schiena, ad occhi chiusi. è stato allora che ho sentito un rumore e intravisto la sagoma di un ragazzo, era seduto lì per terra, a gambe incorociate, accanto a me. nonostante la sua presenza, l’oscurità e la campagna mi stavano calmando: mi sentivo meglio, laggiù.
– Si è tagliata, signorina.
Un intenso odore di sapone aleggiava, poi ho sentito una mano, calda, che mi risaliva oltre il polpaccio, verso le coscia. ho abbassato il mento, ma non ho preso il fazzoletto che lui mi allungava con l’altra mano, quella libera. sono rimasta immobile, non mi sono mossa.

2.
L’avevo detto al mio amico che lì non si cuccava. Gente vecchia, gente che ha smesso di pensare al sesso negli anni ottanta, roba da museo – da museo delle cere, intendo. Così ho preso la mia giacca, e sono uscito – davanti alla porta ho trovato una bottiglia di gin, su un tavolino, e ho preso anche quella. Fuori, si stava già meglio: luna piena, praticello, qualche pianta, il rumore della musica da distante. Ok, ho pensato, questa sera mi sbronzo, e va bene così: mi sono seduto a gambe incrociate, e mi sono ciucciato il mio gin, come avessi tutta la notte davanti per finirlo.
Dopo un’ora è arrivata una ragazza con un bellissimo vestito a fiori – appena li ho visti, ho pensato alla tomba di mia nonna, e mi è venuto da ridere; poi, invece, a un roseto di quando ero bambino, che a settembre lasciava giù tutti i suoi petali. Doveva aver scavalcato il muretto, quella ragazza, sennò era un fantasma, o io ero troppo ubriaco. Carina, ho pensato. Si è appoggiata al muro della villa, con gli occhi chiusi. Un soffio d’aria mi ha gelato la schiena. Sta arrivando l’autunno, mi sono detto, domani è settembre. E’ lì che mi è venuta voglia di cogliere quei fiori.

3.
Era tutta la sera che lui si faceva sotto – “ti porto da bere?”, “balli con me?”, “da chi hai ereditato quel sorriso?” – ma lei proprio non ne voleva sapere. Pensava ad altro – ad un concorso che stava preparando, e che si stava avvicinando senza che lei trovasse la voglia di studiare; al piccolo incidente che le era capitato quella mattina, parcheggiando, e alle urla del proprietario dell’auto che aveva ammaccato. E poi, non le era mai piaciuto ballare. Ma soprattutto, pensava ad altro in generale – così, quando l’aveva visto avvicinarsi ancora una volta, con quel sorriso pieno di intenzioni, si era fatta strada tra la gente, fino ad arrivare ad una finestra che dava sul giardino, immerso nel silenzio, pieno di odori. Gli occhi, piano piano, si abituarono a quell’oscurità: un po’ alla volta riconobbe la sagoma di un albero (secolare, di sicuro, pensò), il bordo di un muretto, qualche siepe. C’era anche qualcosa che assomigliava ad un ragazzo – pareva seduto sul prato a far niente. Poi si accorse di una figura chiara, appoggiata al muro. Un vestitino a fiori, lungo. E lui che si avvicinava a lei, lentamente. Per un attimo ebbe il timore che stesse succedendo qualcosa di terribile – e stava già per gridare, quando capì che non c’era nulla da temere. Rimase alla finestra ancora un po’ – forse dieci minuti. Poi, con un brivido lungo la schiena per una sottile brezza che annunciava l’autunno, tornò verso la sala, e quando incrociò gli occhi di lui, non pensò più ad altro.

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14/07/2008

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