Niente

1 marzo 2009

Non ho voglia di niente.
Il caffè è opaco, denso. La televisione non la capisco. Il divano è scomodo e io ho male da qualche parte, non so dove e neanche ci voglio pensare.
Esco.
In macchina la radio mi invade di parole poi note e ancora parole, ritornelli, messaggi promozionali cantati con vocette innaturali.
Guido piano, non voglio fare rumore ma ho anche fretta. Dove vado?
Timbro il cartellino poi lo stringo, fisso la fila di cartoncini, poi il metallo lucido del rivestimento, e l’enorme orologio sul basamento. E’ bianco e nero. Insipido. Io sono da qualche parte, cerco un posto vuoto e quando lo vedo continuo a fissarlo. Adesso lo so, cos’è che mi fa male. Sono gli occhi. Bruciano, devono essere arrossati.
Mi fermo davanti all’armadietto, ci infilo il cartellino che scivola sul fondo, la borsa con dentro tutta la mia vita (chiavi, portafoglio, foto, lucidalabbra, pillole magiche anti qualcosa, assorbenti). Aggancio la giacca e richiudo l’anta che cigola, oltre il muro i rumori dei macchinari mi proteggono.
Apro la piccola porta, la stessa che mi ha fatto entrare poco fa. Me la chiudo alle spalle e mi lascio avvolgere dall’aria fredda. Fisso solo il cemento della strada, lo seguo nelle sue infinite scanalature sconnesse.
Mio nonno diceva ‘se hai voglia di ridere, fallo, ma fallo con gusto’ e io mi stropicciavo il vestitino da bambola che mi aveva infilato mia madre, lo sgualcivo apposta mentre ascoltavo seria poi ridacchiavo solo per vedergli fare la stessa cosa.
Ho capito solo dopo, molto dopo, cosa intendeva.
Allora oggi aggiungo un pezzo alla filastrocca.
Sei hai voglia di piangere fregatene e lasciati andare.
Vomitare melma aiuta a liberare quello che dentro preme, rosicchia e apre vuoti. Fa male (mi stupirei del contrario) ma non lo si può evitare.
Dunque cammino e piango, in realtà passeggio, la mia è più un’andatura irregolare, trascinata.
Non ho voglia di niente.

Foto di Bg
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