Tempo per

8 febbraio 2009

Rivoglio il profumo dell’autunno.

Rivoglio il tempo per annusare l’aria, ascoltare le campagne che si addormentano poi sussurrano.

Rivoglio quel piccolo spazio, cassetto vuoto, per rinchiuderci il freddo pungente che ancora si sopporta, che raggiunge la punta delle dita ma non lo stomaco.

Rivoglio il silenzio, quel tipo di silenzio che non è attesa, tanto meno groviglio. Rivoglio l’ascolto della terra, del mio esserci dentro mentre l’umido mi fa lacrimare e le nebbie si preparano a ricoprire tutto.

Rivoglio quel senso di pace e totale inutilità di esserci senza chiedersi niente, senza aspettative o progetti incompiuti. Senza pendenze a pesare sulla testa piena. Senza intestini in agitazione, delusioni aggrappate alle caviglie e vuoti sparsi tra i tendini.

Rivoglio l’incompiutezza di un tempo che era eppure non esisteva, mi scivolava addosso in quei tramonti di fine settembre, coi rumori lontani e un cielo enorme davanti, pronto a mescolarsi.

Rivoglio l’illusione di avere ancora tanto – tantissimo – tempo per.

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