Ricordi

15 gennaio 2009

L’odore intenso, avvolgente, dolciastro di un profumo che stava sempre dentro una scatola rosa antico misto all’arancione, con la scritta enorme in nero. Io la fissavo, la scatola, con la punta dei piedi mi allungavo il più possibile ma non ci arrivavo mai. A prenderla. E quell’odore, che sapeva di buono, era ovunque a casa di mia nonna. Sui divani, sul cuscino, tra i vestiti, quando la abbracciavo. Chiudevo gli occhi e mi sentivo bene.
Il profumo era Paris.
E c’è ancora, a casa di mia nonna.
Solo che lei non se lo ricorda granché ormai.
Il signor A. si sta nutrendo del suo cervello. Ogni giorno di più. Divora e porta via quello che può, dalla sua testa: persone, mobili, odori, suoni.
Ricordi.


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Ieri, leggendo un post di Barbara Garlaschelli che chiedeva dei ricordi, mi è venuto in mente questo.
Ed è straordinario il potere dell’istinto, la forza dei frammenti che abbiamo incastrati in testa senza neanche saperlo. Certe volte è una scossa, un’enorme siringa silenziosa. Arriva. Inietta. Sparisce.
Quel preciso odore mi è tornato addosso davvero.

(Post pubblicato su ProgettoButterfly di agosto 2008)

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