Bozzoli

11 gennaio 2009

Lo sente sorridere, sa, che sta sorridendo.
Anch’io ti voglio bene, le risponde ed è davvero un sussurro faticoso eppure talmente intenso da cancellare tutto. Non ci sono i macchinari attorno a loro. Non c’è gente che entra ed esce, sbircia e scuote la testa. Non sente più i vaghi singhiozzi trattenuti di Maddalena, appoggiata da qualche parte nella piccola stanza. Non esiste più niente. Attimo sospeso destinato a diventare immortale, eterno. Simone e lei nuotano, si elevano, restano così, inghiottiti. Appiccicati. Stretti in un abbraccio che non ha confini, mani e corpi indistinguibili. Il suo collo è immobile, lei chiude gli occhi e ha un sorriso beato che le spacca la faccia. Sopra: occhi gonfi, enormi e deformati. Sotto: guancie tirate, labbra stese in un’espressione serena, beata.
Ti voglio bene sarà per sempre una caramella destinata a non sciogliersi mai, che procura carie continue, genera batteri che si moltiplicano tra il tartaro e le gengive arrossate e fragili, sangue che scivola nello spazio tra un dente e l’altro.

Foto Bg
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