Roche Charlotte – Zone umide

28 dicembre 2008

Ok, qui gli elementi tutto sommato sembrano semplici.
Lei, la protagonista, le sue contraddizioni, il femminismo esasperato rifiutato oltre ogni limite culturale-sanitario-etico-logico, il corpo e il piacere.
Credo sia impossibile non avere in assolutò tabù.
Credo ci sarà sempre qualcosa di ‘taciuto’, capace di stupire, disgustare, imbarazzare, stuzzicare.
E credo che colpire proprio lì, nella linea di confine, più o meno condivisa, sarà sempre ‘interessante’ quanto meno da un punto di vista commerciale (sempre e comunque se c’è di mezzo il corpo, il sesso in ogni sua forma o dimensione, l’erotismo, la ricerca del piacere).
Resta da capire quanto davvero resta di scritture di questo tipo. Al di là del confronto con quanto la protagonista-narratrice spiega, al di là del condividere o meno l’idea che ha del viversi e dell’essere nel mondo.
Sui giovani, soprattutto Le Giovani teen, mi sembra che negli ultimi cinque-dieci anni si sia scritto e detto e discusso molto. Quasi a volerle infilare in luccicanti campane di vetro, analizzandole come ‘esseri da laboratorio’ che aspettano di essere sezionati.
Estreme, disinibite, bullette, sfacciate, sessualmente aperte e disponibili ma anche profondamente vuote, appoggiate a falsi miti, ossessionate dal peso, l’apparire e il denaro come talismani del potere. Certamente fragili ma anche ciniche, disposte a vendersi, giocare coi coetanei e non solo, abili nel manovrare quanto capaci di schiantarsi per una battuta di troppo.
In questo libro ci si spinge un gradino oltre (oltre che non necessariamente significa avanti o indietro, forse è altrove): la teen in questione si tocca in continuazione, ha fantasiose abitudini per masturbarsi, rassicurarsi sessualmente e trovare piacere individuale. Ma non basta: rifiuta ogni regola legata al corpo. E’ morbosamente attaccata a ogni sua parte, specialmente quelle intime che cura a modo suo, si assaggia, si coccola, si stuzzica e si guarda. Allora viene da chiedersi, leggendo, cosa vuol dire davvero ‘disgustarsi’, cos’è in concreto che disgusta o cosa invece ci è rimasto sulle spalle da precedenti educazioni, dalle generazioni che prima di noi hanno combattuto le stesse nostre battaglie e le hanno diciamo ‘risolte’ in un qualche modo che ancora cerchiamo di capire. Il nostro corpo, il rapporto tra noi e quei punti che danno piacere, ma posso diventare fonte di imbarazzo, quelle piccole azioni ritenute ‘maleducate’ o peggio, derivanti da comportamenti ‘deviati’ al limite del patologico. Tutto questo è soggettivo entro un certo limite, io credo. E Charlotte Roche lo sa bene e spinge, spinge, spinge, la barricata in attesa di cogliere i segnali, di vedere le facce che si contraggono, sbiancano, scappano. (E facendolo sa di colpire anche il grande mercato che si nutre di provocazioni, in un tempo che sembra averle esaurite, che perfino sessualmente si è già esposto molto, qualcuno direbbe troppo).
L’espediente del ricordo che si aggancia a una frase, una situazione o uno qualunque degli elementi che vede o pensa la protagonista (un dettaglio come le ciglia ma anche un colore, un pensiero su qualcosa di visto), l’espediente dunque tende a diventare troppo pressante, stanca alla lunga, anche perché è spesso prevedibile, innesca la dinamica da ‘inseguimento del frammento che si incastra in un altro e via così’. Ma forse non è stilisticamente che si dovrebbe cercare, in questo libro, non è nelle scelte linguistiche quanto nei messaggi lasciati, negli (in)volontari input che lo hanno fatto percepire (o volutamente etichettare) come il ‘libro scandalo’ del momento (o dell’anno? del decennio? del nuovo secolo?) e addirittura il ‘nuovo’ manifesto del neo-femminismo (dunque le donne hanno sempre e solo il corpo per tentare di cambiare le ‘cose’, interessante punto di vista – interessante specialmente se fosse possibile capire chi lo ha ‘innescato’, se è ciò che vogliono le donne davvero o se semplicemente è quello che si cerca di far credere loro, che solo col corpo possono, da cui il manifesto nel moento in cui si abbattono vecchi tabù come la masturbazione femminile o il senso dell’igiene…)
In tutta onestà, che la protagonista si fotografi letteralmente ‘il buco del culo’ appena operato, o si faccia depilare da uno sconosiuto per poi procurarsi da sola un’orgasmo con l’impugnatura del rasorio; di tutto questo e molto altro non mi interessa proprio nulla. Ma mi incuriosisce la dinamica che invece porta altri, molti altri, a trovarlo interessante, folgorante, rivoluzionante addirittura. Quelli del partito opposto, che si sono disgustati, rivoltati, incazzati, schifati, e viadicendo; loro in un certo senso mi sembrano coerenti coi vecchi modelli, vicini a un preciso senso del pudore, del rispetto di sè e di un’intimità che pur restando soggettiva nel momento in cui diventa pubblica, nel momento in cui la si palesa perde un’essenza individuale, diventa strumento, oltre che oggetto di studio, valuzione generale, immedesimazione forse, quanto meno paragone. Voglio dire: io di e con me posso anche fare quello che mi va, fregarmente di tutti e tutto, annusarmi, tagliarmi, leccarmi, e tutto il resto che ne consegue e mi va (sottolineato). Posso si. Ma scriverlo, divulgarlo, proporlo attraverso le parole di una teen ha, secondo me, tutt’altro ‘sapore’ per restare in tema. Si torna alle logiche di cui sopra, si torna al mondo degli adolescenti, alle sperimentazioni delle nuove generazioni che continuano a cercarsi e che, a quanto pare, per farlo abbattono qualunque barriera e quelle sul corpo, il sesso, la sessualità e il piacere, quelle barriere sono certamente le più invitanti, quelle che più hanno crucciato le ‘vecchie’ generazioni, che più sono state gelosamente custodite, difese forse da taluni fino al crollo che già la mia di generazione (che peraltro è la stessa dell’autrice) ha visto distintamente. Fino ad oggi.
Abbattiamo la qualunque cosa ormai.
Giusto? Sbagliato? Necessario? Transitorio? Co o di struttivo?
Non ne ho idea.
Si dice che ogni distruzione porta in sé un rinnovamento, una RI-costruzione.
Intanto continuiamo ad abbattere mi pare, poi quel che verrà forse lo scopriranno quelli che oggi sono appena bambini o che ancora devono nascere.
Abbattiamo e non ci fermiamo.
Io guardo indietro, adesso, vedo (anzi, immagino) Helen che si annusa lo smegma poi se lo infila in bocca per assaporarlo come un sommelier panciuto e calvo; focalizzo la scena e mi domando: de-molizione completata, game over?

” Quando sono sul water, subito prima di fare la pipì, mi infilo sempre un dito nella fica e faccio il mio test. Ravano un pò, tiro fuori tutto il muco che riesco a trovare e lo annuso.
In genere ha un buon odore, a meno che non abbia appena mangiato indiano o qualche pietanza particolarmente agliosa.
La consistenza invece varia notevolmente: a volte fa pensare a un formaggio fresco, altre all’olio d’oliva, in base a quanto mi lavo. E quanto mi lavo dipende, a sua volta, dalla persona con cui ho intenzione di fare sesso. Sono in molti ad amare il formaggio fresco. Può sembrare strano. Ma è così. Io mi informo sempre in anticipo.
Dopo aver annusato a fondo, infilo il dito in bocca e succhio da buona intenditrice. Di solito il sapore è ottimo. “
(pag.49)

Dopo la lettura si attendono spunti, commenti, annotazioni, espressioni, reazioni. A questo punto – forse – ci restano le reazioni per andare avanti.

Zone umide
di Charlotte Roche
Rizzoli collana 24/7

Isbn: 978-88-17-02582-9

………………

Meravigliosi i ‘wikipediani’:

http://it.wikipedia.org/wiki/Zone_umide

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