Al-Neimi Salwa – La prova del miele

15 dicembre 2008

Questa è il riassunto, accattivante, presentato in copertina:
Araba, musulmana e colta, la protagonista di questo libro, nata e cresciuta a Damasco, si è trasferita a Parigi dove si occupa della biblioteca di arabistica dell’università. Nella sua vita c’è stato un uomo fondamentale, un uomo che le ha aperto un mondo prima sconosciuto, erotico, carnale. Questo incontro l’ha portata a mettere in pratica le teorie che ha appreso in anni di letture clandestine degli antichi testi di letteratura erotica araba, fino a risvegliare i ricordi dell’infanzia siriana, memorie di un mondo degli adulti complesso e contorto, fatto di segreti, tradimenti e passioni. Senza dimenticare le confidenze delle amiche, o i tipici rituali della cultura araba come l’hammam, e le leggi, i testi sacri, tutto diventa materia di una ricerca che fa del corpo il mezzo e il fine della ricerca stessa. E la protagonista intraprende questo percorso proprio perché si sente figlia orgogliosa di un universo culturale profondamente arabo. Ribalta i luoghi comuni sul rapporto tra sesso e Islam, e mostra come nella tradizione araba il piacere sessuale non sia un peccato, bensì una grazia di Dio, un “assaggio”, un’anticipazione dei piaceri che attendono gli individui in paradiso.

Nella quarta di copertina invece:
“Per me, l’arabo è la lingua del sesso.”
L’intimità di una donna araba, la narrazione della sua educazione all’erotismo. Le confessioni impertinenti e sensuali di una Shéhérazade contemporanea.

Ogni volta che si ‘annusa’ da lontano qualcosa che ha a che fare o dovrebbe averne, con il sesso scatta l’operazione ‘venghino signori, venghino!’.
Il punto è che per quanto bistrattato, ricercato o celato, perfino il romanzo erotico ha delle regole, quanto meno dei ‘sensi’ complessivi. L’erotismo in sé ne ha. La parola erotismo, recita wikipedia, da Eros divinità greca dell’amore, indica le varie forme di manifestazione del desiderio erotico che ci attrae verso qualcuno o qualcosa.
Allora la prima domanda su ‘La prova del miele’ è proprio la più ovvia: è un romanzo erotico? No, in nessuna angolazione possibile. E non tanto per il linguaggio (qualche parola, qualche accenno c’è, per carità, ma proprio accenno) piuttosto per l’intento.
La protagonista vuole svelare un segreto.
Uno di quelli che in decenni passati, di certo secoli fa, erano tabù pesantissimi.
Eppure il segreto in sé, oggi nel 2008, è poca cosa se paragonato alla sottile allusione della quarta, al richiamo sessuale dell’immagine in copertina e tutto quello che aleggia attorno a questo libro.
Allora la domanda si sposta: cos’è ‘La prova del miele’? Un’ quasi diario'(o quasi ‘confessioni parziali’), non sequenziale, non lineare per spazio o tempo, non dettagliato, non sempre chiaro nei passaggi. E’ la voce di una donna colta, mussulmana, che si racconta spaziando tra ragionamenti teorici, passioni letterarie e meno (letterarie), riporti di altre storie sentite, osservazioni sul vivere oggi, frivolezze. Un ‘quasi’ diario dunque. Una simil struttura a ‘monologo’. Un suddividere per capitoli tematici una storia che poi tanto storia non è perché di questa donna, alla fine della lettura, sappiamo in realtà ben poco. Di lei, a parte il segreto in sé, le considerazioni che fa, le analisi e comparazioni con i testi che ha studiato e i pensieri sparsi, quasi buttati; di questa donna non c’è altro. Lei che non ha anima, per questo dice di non amare, ma ha un corpo che ascolta, per questo desidera; lei che non ha leggi se non quelle che sente proprie, che la costringono ad allontanarsi dalle ‘dissimulazioni’, che le creano una doppia vita; lei che studia avidamente l’erotismo nei testi arabi ma quando ne scrive è un mero riporto generico di accadimenti lontani, quasi stereotipati. Anche i mussulmani fanno sesso, anche le donne mussulmane provano piacere e lo cercano a volte fuori dai confini imposti. Punto.
Credo ci siano diversi ‘fraintendimenti’ in questo libro, a partire dalle aspettative create dalla copertina e tutto il tam-tam che n’è derivato.
E credo anche che manchi completamente il sentire profondo, di pancia e labbra, se così lo si può definire. Perché se è di questo che vogliamo leggere e poi, magari, discutere ovvero di eros, erotismo, sesso, pratiche sessuali e affini, allora che ci siano, questi aspetti, e che ci siano senza filtri, teorizzazioni tanto meno grovigli di frasi. E’ tutto talmente nebuloso, altalenante e strutturato in un tessuto preciso, quasi fosse stato deciso a priori, da lasciare un’ insoddisfazione latente, quel tipo di ‘amaro’ tra la gola che strozza. La voce stessa, la ‘Lei’ che racconta, solo a tratti sembra guardarsi davvero, nuda e fragile, disponibile quanto in bilico.
Non è dunque una questione di assenza di nudità, di mancanza di parole o tratteggi o atti sessuali, non è per il non sviluppo di una storia che forse, non è mai nata e si può riassumere a mala pena in una riga. E non è neanche per la carenza negli approfondimenti dei testi che più volte vengono citati ma restano poi sospesi, brevi frasi il cui richiamo non convince fino in fondo.
E’ per il caos, l’uso del sesso come richiamo, l’associazione con una cultura che qui è appena accennata e che comunque non impedisce alla protagonista di comportarsi da ‘occidentale’ in tutto e per tutto, nascondendo la ‘seconda natura’ certo, ma perpetrandola in uno stato di libertà al pari di una qualunque donna di altra religione o etnia.
E ancora non ho capito se davvero è l’arabo la lingua del sesso ( come dichiara la stessa narratrice-protagonista e furbescamente la frase viene riporta nella quarta). Sono più propensa a pensare che ogni persona ha un suo linguaggio, ed è la persona stessa a fare la differenza. Allo stesso modo, come recita sempre la quarta di copertina, le ‘confessioni impertinenti e sensuali’ e l’ ‘intimità’ di questa donna io non le ho conosciute, non nel senso più profondo, al di là di un eventuale contesto erotico o carnale che comunque è parte del presupposto, del segreto.

Immagine in copertina: http://www.lafeltrinelli.it/static/images-1/l/367/2629367.jpg

Copertina originale: http://www.laffont.fr/images/livre/alneimi_preuve_miel.jpg

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La prova del miele
di Salwa Al-Neimi
Feltrinelli, agosto 2008
Traduttore: F.Prevendello

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E’proprio un peccato che io venga da un altro pianeta linguistico, quello della lingua delle donne, che mi devo inventare. Di solito mi affido ai dizionari, ma non sempre mi soddisfano. Hanno il loro linguaggio, le loro definizioni, ma io credo che il termine ‘amante’ significhi troppe cose per adattarsi a tutti gli uomini che ho conosciuto. Troppe cose anche per il Pensatore?
(pag.10)

Mi sono esercitata a nascondere agli amanti l’amore per il marito – l’ho imparato da Marguerite Duras – e al marito l’amore per gli amanti – cosa che comunque le donne sono bravissime a fare. Ho imparato a essere l’unica custode del miei segreti.
(pag.18)

Il mio corpo è la mia intelligenza, la mia consapevoleza, il mio sapere. Chi desidera il mio corpo mi ama. Chi ama il mio corpo mi desidera.
(pag.26)

L’ultima volta, mi ha chiesto: ” Sei proprio sicura che non abbiamo mai fatto l’amore?” Ma sì, invece. Con le parole abbiamo fatto anche di più.”
Ho riso, ho pensato che magari ha pure ragione. L’intimità che c’è tra noi, con un altro uomo non l’ho mai raggiunta. Nè con una donna.

(pag. 80)

Anni dopo che il Pensatore se ne era andato, ho capito che noi tutti abbiamo un Pensatore o una Pensatrice (forse più di uno) che ci aspetta in qualche anno di questo mondo per rivelarci come siamo, per farci scoprire le nostre capacità, per farci addentrare nel nostro labirinto interiore.
(pag.97)
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