Crateri

11 dicembre 2008

Lo guarda e si sente tremare.

É così bello, luminoso. Quando sorride succede qualcosa al suo stomaco, le viene da allungare una mano e accarezzarlo, piano, come fosse una porcellana rara, fragilissima. Invece no. É lei – adesso – quella fragile, friabile.

Ma deve, non c’è un’altra strada. Non esistono scorciatoie per quello che ha tra i denti e la saliva che scivola, scappa attraverso il palato.

Lui aspetta, capisce che, ma non dove. Allora la ascolta e ogni tanto abbassa gli occhi, aspetta ancora.

Se quelle frasi, quelle parole che hai, restano – per te – chiuse là, in quelle bolle di tempo che passiamo insieme.

Se quello. Era solo. Per te.

O magari.

Ormai l’ha detto e le lacrime la attraversano, scivolano sui buchi, i crateri che la ricoprono rendendola inconsistente, vuota.

Adesso è solo questione di tempo. Ma non dovrebbe averne così paura eppure è difficile, tanto, troppo.

Loro due, vicini, silenziosi. Che non sanno, non capiscono.

Poi la nebbia. Le mani si perdono.

Lo cerca, la stanza è vuota e il cuore accelera. La risposta non l’ha sentita, forse non c’è stata, forse non esiste. Ma lei ne ha un bisogno così disperato che lo chiama, smarrita.

É in quel momento che si sveglia.

Realizza, sfuoca e si asciuga gli occhi.

Non gliel’ha mai chiesto. Ecco perché qualcuno le preme il petto, la soffoca.

Il sogno è svanito. Sciolto.

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Flash sfilacciato apparso su TheSleepers

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