Aspetta

27 novembre 2008

Ti sei voltata quasi per caso.
Seduta sul letto, al buio, sei capace di passarci le ore. Senza fare niente. Stai lì, acciambellata sulle coperte aggrovigliate e aspetti.
Ma quella volta là, è stato diverso.
Ti sei sentita, diversa.
Il corridoio era sempre il solito quadrato di pelle che con le porte chiuse sembra uno sgabuzzino finito lì per caso. Solo che stavolta avevi lasciato la porta della camera aperta, le altre no.
Allora ti sei voltata.
Nessun rumore, forse un clacson molto in lontananza verso la provinciale.
Eppure più lo fissavi, quel corridoio fatto di spigoli legnosi e marmo, più ne eri attirata.
Certi spazi hanno sentimenti, ti sei ricordata all’improvviso. Lo diceva tua nonna, quando già aveva gli occhi semi ciechi e le mani tremanti, un frullatore perennemente acceso.
Certi spazi hanno sentimenti.
Hai inarcato la schiena spostando il bacino. C’era solo buio denso, fitto. Lo sapevi che era tutto lì, quello che i tuoi poveri occhi miopi potevano vedere.
Eppure continuavi, insistevi.
Silenzio. Buio. Una leggera brezza che si infilava attraverso la fessura degli scuri accostati.
E’ stato allora che è successo.
L’oscurità si è mossa, ne hai visto i riflessi. Appena un attimo poi più nulla. Alcuni minuti poi di nuovo. Per la prima volta in quel corridoio il nero diventava materia, solidificava armoniosamente.
Non ti sei mossa perché ti sembrava giusto così.
I corridoi bui, di notte, diventano qualcos’altro, in quel momento questa nuova certezza ti ha riempito le narici, inumidito gli occhi.
Si modificano per recuperare quei canali che il giorno annulla. I rumori, gli orari, e le parole. Tutto li sovrasta. Ma la notte no.
Specie in un piccolo appartamento senza finestre con un’unica inquilina che dopo l’una spegne le luci ma non dorme. Aspetta.

Testo, foto e rielaborazione di Bg
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