Silenzio

7 ottobre 2008

Gli era già capitato.
Di finire ko.
Certe donne sanno come, sono. Si conoscono e ci giocano. Ammaliano.
Però, in un rapido bilancio pre quaranta, ne usciva vincitore.
Fino a due anni fa.
Quando a lei è venuto in mente di presentarsi, di allacciare un ‘contatto’. Senza un perché sensato, così. Tra sette, forse nove uomini ha scelto lui e gli ha sorriso.
Certe volte è così semplice, credere. Agli odori, gli sguardi, i corpi che si cercano e le parole.
Troppo semplice.
Non gli serviva un sentimenti così, o forse si. Ne aveva bisogno per ricordare cosa si prova a sentirsi bene solo perché si esiste, però nel complesso no. Era proprio meglio di no.
Ma lei non le sapeva, tutte queste cose. Anzi. Le ignorava beatamente. Arrivava, lo lusingava poi spariva.
Ci sono donne che sono consapevoli anche per le altre. Lei era una di queste. Non calcolatrice, non proprio. Diciamo: allegramente seduttiva.
E quel cercarlo ogni volta di più lo aveva già fregato quattro volte. Questo sei mesi fa. Poi il crollo, i pianti (avete capito bene: lui, un omone fatto, vissuto, ha pianto eccome). Non si sono sentiti per quattro settimane. Non un sms. Mail neanche a parlarne. Telefonate e passaparola fuori discussione.
Poi è tornata.
L’ha invitato a una cena di gruppo.
E ci è ricascato.
Solo che, come ogni volta, si è ritrovato a distanza di qualche giorno solo. Svuotato. Con il suo odore tra le ciglia, qualche sorriso ebete e quel dolore da strappo. Persistente. Diabolico.
Adesso ha le mani sulla tastiera.
E’ solo in casa, fuori è tutto nero. Silenzioso.
Non ha fame, né sonno.
Lo stereo in sottofondo è sintonizzato su una radio che programma solo musica anni ottanta. O almeno così recitava il gingle di apertura. Poi è arrivata lei, melodia che si trascina una valigia enorme di tanto, tutto. Maledetta Faith Hill!
Le mani hanno preso a scrivere e non la smettono più.
Parole, frasi, punti.

Smettiamola di ballare.
Io così non posso.
Queste distanze non le digerisco. E tu che fingi di non capire ancora meno.

And I want to thank you
Now for all the ways
You were right there for me

Ha spedito la mail, chiuso il portatile, spento tutte le luci. Si è rannicchiato sul letto senza spostare le coperte.
Cinque, dieci, venti minuti.
Quando il cellulare si è messo a vibrare il mondo ha tremato. Lo ha afferrato tenendo gli occhi chiusi. Non voleva ancora sapere.
Ha accettato la chiamata e se lo è portato all’orecchio.
Silenzio.


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