Baldini Eraldo – Nebbia e cenere

14 agosto 2008

La scrittura di Baldini è scorrevole, a tratti molto pittoresca e concreta. Sa tratteggiare scene di paese come se avesse in mano pennelli o una macchina fotografica. L’atmosfera della borgata c’è tutta, dalle prime righe avvolge e si insinua tra personaggi, ritmi e angoli.
C’è il disagio, anzi ‘i’ disagi degli adolescenti di oggi e di un uomo che cova un’ossessione pericolosa, che ha rinunciato ai sogni e si accontenta di una vita piatta, fatta di gesti ripetuti, bar e pensieri solitari.
C’è un intreccio che sembra sfilacciarsi a ogni nuovo capitolo.
Quattro bambini (o dovrei dire ‘adolescenti’?) e un uomo che guida ‘Rusco’, il bus del comune e li scarrozza tra nebbia, neve e cenere.
Ci sono le storie della pianura padana, arricchite da personaggi che in realtà non sono attori ma proprio persone in carne e ossa (e chi ci ha abituato, tra l’emilia e la romagna, lontano dalle città caotiche, tra distese brulle e strade strette e curve, sa che è davvero così in questi posti a tratti dimenticati).
E’ un romanzo che scivola, pur trattando tematiche dolorose e crude. Ma è l’intendo, quello dell’autore, che guida la lettura, la rende scorrevole, a volte quasi comica (proprio divertente) poi di nuovo drammatica, unta e sibillina.
Perché tra paesi e borgate, tra campi da calcio, bevute e biciclette, non c’è poi tutta quella tranquillità che ci si aspetta dalla provincia. Anzi.
Poi l’amore perduto, tema che torna quasi in ogni pagina, che annulla e annienta il protagonista, Bruno, e lo rende sempre più vittima dei suoi stessi pensieri e carnefice della ex.
Infine loro, i bambini-ragazzini animati da passioni, desideri, dolori e aspettative. E ce n’è davvero per tutti i gusti. C’è la quasi lolita, il quasi calciatore professionista, il disperato con la sorella ‘matta’ e l’ingenua che ancora sogna una famiglia come le altre. Problemi piccoli che, in bocca ai personaggi, diventano enormi e fondamentali com’è per ogni passaggio della vita. Ma anche guai e dolori enormi, raccontati attraverso occhi diversi, punti di vista che ruotano, si spostano per lasciare spazio a un lettore sempre più incatenato tra nebbie, strade e silenzi.
Peccato per il finale, mediamente prevedibile e all’apparenza ‘tirato via’, troppo fulminante per dare modo al lettore di decodificare e capire. Forse meritava qualche pagina in più e una conclusione meno frammentaria. O forse no. I paesini di provincia, a ben pensarci, sono così. Pacati. Esagerati. Confusi.
L’accostamento tra ‘nebbia’ e ‘cenere’ è fondamentale per la trama, per capire quanto labile e complesso è il legame tra sanità e malattia, tra diceria e verità, tra pace e inferno.

“Mimosa mi ha detto molte volte che devo schiodarmi, che devo troncare ogni contatto con la mia ex, altrimenti non guarirò mai.
E’ vero, non mi passa, tutt’altro. Ma ‘guarire’ che parola è? Serena non è mica una malattia.
Anzi, è l’unica forma di salute possibile. ”
(pag.158 )

” Ci vorrebbe un orologiaio che aprisse la sua testa, guardasse gli ingranaggi, scoprisse quello difettoso o guasto e lo cambiasse. Altro che antiossessivi e tranquillanti e stabilizzatori dell’umore, che sembrano non funzionare mai.”
(pag.84)

” La fissò per qualche secondo, come per vedere se scherzava, poi sbuffò: – Ma va’a caghèr!
Ce lo sentì rise, io sbiancai, la maestra si mosse ancora di più sulla sedia, come se il prurito al culo le fosse aumentato, e cercò di cambiare discorso descrivendo le difficoltà e la durezza della vita sul fronte.”
(pag.21)

Nebbia e cenere
di Eraldo Baldini
Einaudi – Stile libero Big
Isbn: 978-88-06-16420-1

Il sito di Eraldo Baldini.

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