Intervista a Silvia Ferreri – IV

29 giugno 2008

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BG Che idea ti sei fatta di quello che si può o non si può fare? Ci hai mai pensato ascoltando tutte queste storie? Secondo te, le donne possono qualcosa o è un intervento che deve venire ‘dall’alto’?

SF Guarda, credo che sia un intervento che deve venire assolutamente dall’alto e in maniera molto feroce. Qualcosa che sia veramente dirompente. Perché questo non è un problema delle donne e basta, è un problema culturale tipicamente mediterraneo che ruota attorno alle donne che lavorano ma anche alla madre che fatica a scindere i ruoli. La Spagna per esempio sta facendo davvero grandi passi, Zapatero ha fatto delle leggi pazzesche, anni luce davanti a noi. C’è poi questa legge che è passata qualche mese prima delle nuove elezioni… obbliga i consigli di amministrazione ad avere il 50 % di partecipazione femminile, obbliga il genitore maschio a prendere il congedo di paternità altrimenti il congedo non viene riconosciuto neanche alla madre… non lo so, mi sembra che ci siano degli aspetti nettamente propulsivi rispetto alle leggi italiane. Serve uguaglianza su questi temi. E poi pene. Il Governo in Italia dovrebbe intervenire con una serie di norme e di azioni che favoriscano il lavoro delle donne ma poi ci devono essere altrettante pene, per cui se c’è un sentore di difficoltà o discriminazione rispetto a una lavoratrice madre, immediatamente dovrebbero scattare dei controlli. Bisogna far paura.

BG Forse, in alcuni casi è anche un problema di procedure e tempi.

SF Il problema è che di questi discorsi in Italia non gliene frega niente a nessuno. Se in Spagna uno dei ministeri importanti viene affidato a una donna giovane al sesto mese di gravidanza, è un segno così forte… di rispetto verso le donne, il loro lavoro e il loro poter essere anche madri… è un segnale così forte che immediatamente irradia. In Italia di queste questioni non interessa niente a nessuno. Non ci sono leggi, nel senso che quelle che ci sono andavano bene all’inizio ma si è imparato in fretta a piegarle, a raggirale con dinamiche sotterranee.

BG In effetti non sembra tanto una carenza legislativa generale, una mancanza vera e propria. Sono piuttosto tutte quelle dinamiche bisbigliate, le atmosfere che si riescono a creare attorno alle donne al punto da spingere a subire comportamenti… al punto che in molti casi o resti subendo, accettando demansionamenti o attacchi vai diversamente te ne vai. Non ci sono molte mezze misure, molte strade percorribili…

SF Non c’è niente per proteggere le donne contro queste dinamiche. Il precariato in Italia, ha peraltro legittimato quello che prima era qualcosa di illegale, in un qualche modo. Il precariato lo ha ufficializzato perché se il contratto ti sta per scadere e sei incinta, fine. Quindi ci vorrebbe veramente una rivoluzione sociale dall’ ‘alto’. Perché culturalmente non ce la faremo mai. Non siamo come i nordici attenti al sociale, educati e che riconoscono il potenziale anche delle donne. Noi siamo un popolo fondamentalmente egoista in cui ognuno pensa al proprio orticello e che tu sia il dirigente di una grande azienda o il proprietario di una piccola impresa, la donna incinta ti rompe comunque.

BG Sembrano ancora fortemente radicati ragionamenti maschilisti, in questo senso, che vogliono la donna ingabbiata in un certo ruolo e se tenta di uscire, appunto di lavorare ma poi vuole anche dei figli… allora non c’è quasi comprensione…

SF Per questo se queste dinamiche sociali non vengono spezzate davvero dall’ ‘alto’, con misure totalizzanti rispetto ad educazione, congedi parentali, pene severe, velocità dei processi o delle vie legali, part time, asili nido, orari flessibili… se qualcuno dall’ ‘alto’ questi aspetti non li cura, non possiamo aspettarci che sia la società ad arrivarci da sola.

BG C’è bisogno di dare la possibilità alle donne di dimostrare che quello che sapevano fare prima, lo sanno fare anche dopo un figlio. E che (magari) possono anche essere redditizie. Come emerge dal documentario, c’è un’incongruenza di fondo in talune dinamiche aziendali per cui si colpevolizza la donna per i mesi di assenza in maternità, ma poi, quando rientra, non la si mette in condizione di riprendere appunto a lavorare. Piuttosto la si tiene in un angolo, come racconta una delle donne, o comunque le si riducono le mansioni, le si togli il lavoro da sotto il naso sperando che se ne vada, in ogni caso con l’intento di farle pesare le precedenti assenze. In tanto lei è lì, e non può lavorare ma non perché non sia più capace, bensì perché non glielo si permette come potrebbe e vorrebbe.

SF Assolutamente. Infatti il risvolto devastante rispetto a queste dinamiche è che è tutto legale, sul mobbing la legislazione in Italia non è ancora mirata, non si capisce bene come provarlo, dimostrarlo… tutti elementi che fanno in modo che chi viene colpito da mobbing in un qualche modo è quasi totalmente abbandonato a se stesso. Alla fine se non arriva uno stravolgimento dall’ ‘alto’, non cambierà mai niente. E secondo me il cambiamento non arriverà certamente a breve perché non c’è nessun politico in Italia né di destra, né di sinistra che ha pensato di mettere in mano questo problema, questi argomenti a una donna che certe situazioni le ha vissute, che le conosce. Una donna che ha avuto figli, ha imparato a conciliare, ha magari subito certi trattamenti sul lavoro o comunque ne ha sentito parlare da colleghe e amiche, allora ci si rende conto davvero di quali sono le necessità e le misure da prendere urgentemente. Questi interventi non sono avvenuti nelle passate legislature ed è evidente che non avverranno in questa perché… ci sono appena quattro ministri donne di cui due senza portafoglio, è una cosa ridicola… siamo all’ultimo posto in Europa. Mi sembra che anche nei prossimi anni non cambierà nulla.
Ed è pazzesco perché poi ci si lamenta che in Italia c’è una natalità molto bassa, o che certe personalità di valore emigrano, quando si dice che comunque l’economia non gira perché le famiglie sono povere … quindi non fanno figli e allo stesso tempo le donne non devono andare a lavorare restando quindi sempre povere…

BG Vuoi dire che è un circolo che non si spezza ma anzi, si rafforza. Non ci sono figli ma non si forniscono gli strumenti per farli. Non si lavora abbastanza però le donne non le si vorrebbe nel mondo del lavoro, non se fanno figli almeno…

SF E tutto questo ancora non è niente perché tra trent’anni, quarant’anni, quando in età pensionabile ci saranno tutte queste donne che sono state costrette a lasciare il lavoro, avremo un numero di pensionate povere, che sarà veramente devastante. Ed è una follia, è una cosa tutta Italiana. Siamo un paese che veramente può davvero essere definito il più ricco del terzo mondo. E’ un paese cieco che non vede più in là dei prossimi tre anni, che non si rende conto del male attraverso cui stiamo passando e che il peggio deve ancora venire. Però siamo tutti pronti a credere alle favolette che ci promettono cambiamenti senza capire che siamo a un livello molto basso, il fondo non è ancora stato toccato ma rialzarsi sarà difficilissimo.

BG Ti ringrazio, Silvia per il tempo che ci hai dedicato.

SF Mi fa sempre piacere parlare di questi argomenti, e sebbene io sia una di quelle persone che ha scelto di lasciare questo paese per esasperazione continuo a lavorare su questo argomento e tornerò in Italia per presentare il documentario. Tacere sarebbe peggio, magari è considerato tempo perso da qualcuno ma non per me.

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Barbara Gozzi – Aprile-Maggio’2008

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