Patina

25 aprile 2008

Lo fissavano con occhi concentrati, affamati. Quasi a volerlo toccare, saggiarne la superficie con piccoli morsi delicati. Attorno a loro il brusio non era fastidioso, la galleria straripava di gente curiosa, ilare e attenta imporre la propria faccia con smania vagamente celata, sottilmente crudele. L’ambiente era illuminato da tenui faretti incastonati nei muri candidi, proiettavano verso l’alto tonalità color carne, nocciola e rosa confetto. Ogni opera era esposta con cura, distante dalle altre come a volersi isolare.
Ma loro stavano lì, con i bicchieri freddi in mano. Seri e rigidi. Indecisi. Sbavati.
– Per me non è una foto.
– Ma dai, hai letto bene la targhetta?
– E tu l’hai vista bene?
Brusio, risate e passi lenti, indolenti.
– A me sembra un quadro. Dai, uno di quelli da sala d’aspetto di provincia…
– Stai esagerando. Com’è andato poi quel lavoro?
– Ti dico che è il dettaglio di un dipinto. Dell’ottocento ecco, ti do anche un periodo storico così ti senti più tranquillo.
– Va bene, va bene, come ti pare. Però non mi hai risposto.
– Non è andato.
– Ah.
– Magari la prossima volta.
Sorriso spontaneo ma poco convinto.
I due si allontanano. E quella patina tra loro, in mezzo a loro, se li trascina senza sostanza, umore inconsistente quanto schiacciato, rattrappito da qualcosa che non c’è, non ha corpo eppure li ha presi con sé, li porta con un guinzaglio corto, scintillante.
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Foto BG.
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Nota dall’ ‘Officina: dettaglio di una fotografia scattata ieri a metà pomeriggio con la fotocamera del cellulare, da cui la sgranatura, le imperfezioni e la qualità complessiva nettamente inferiore. Eppure l’effetto complessivo di questo angolo di immagine da subito mi ha fatto pensare a qualcos’altro, di diverso nella ‘veste creativa’. Come se non avessi scattato davvero. Ma spennellato.
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Scheggia contaminata apparsa sul blog Declinato al Femminile.
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