Sogni d’oro amore – versione integrale

26 marzo 2008

E se noi, se poi.
Ti guardo e so che basterebbe proprio poco. Potresti allungare un braccio, spostarlo dal comodo appoggio sotto le coperte, potresti sai? Sfiorarmi e magari stringermi fino a convincermi.
Mi piace parlarti piano, sussurrarti mentre dormi chiuso nel tuo mondo, con le labbra leggermente piegate come adesso, i tuoi capelli sono morbidi, mi solleticano i polpastrelli.

L’ho fatto, si.
Si.
Ti ho dimenticato per un po’ mentre un altro corpo si muoveva dentro di me, mentre altre mani mi facevano tremare, odori diversi, suoni improvvisi e quel risucchio che non ricordavo, pensavo di non esserne più capace e invece.
Poi Sara. Quando se n’è andata credevo di spezzarmi, di non riuscire a reggere l’urto e avevo paura che quel buco enorme e pieno di spifferi ci risucchiasse. Eppure siamo ancora qui.

L’altro giorno mi è tornata in mente mia madre. Lo so, lo so, riusciva a inacidire perfino le torte – con te poi che la stuzzicavi ogni volta era quasi dovuto, un gioco di ruoli solo vostro, direi. Comunque l’ho rivista fasciata in quel vestito lungo macchiato di fiori piccoli, fini. Ti ricordi com’era bella? Io si. Andavo a lavarle i capelli e ci mettevo ore a pettinarla come voleva lei.
Mi è apparsa per strada, in quella panchina che fa angolo con il vecchio parco, prima non c’era niente da quelle parti, solo alberi e prati pieni di erbacce, mentre adesso. Lo sai. Comunque era lì e mi guardava, è stato l’altra mattina che ero anche in ritardo. Quella cavolo di sveglia nuova ha suonato mezz’ora dopo – o l’avevi spenta tu, secondo me è andata così ma non insisto. Avevo la testa già dentro le scartoffie quando il suo sorriso mi ha riacciuffato prima della curva. Era lei ti dico, sono sicura. E voleva che frenassi, anzi no, che inchiodassi proprio per sedermi lì anche se faceva un gran freddo e in alcuni angoli l’asfalto era lucido, brillava per il ghiaccio sottile, subdolo.


So che lo sai, comunque. Di Piero. E adesso ti vorrei, ho bisogno di sentire che tu ancora; di stringerti e leccarti finché non riesci a stare fermo e allora anch’io. Il tuo corpo mi ha sempre mosso qualcosa, laggiù dove non c’è spazio per le bugie, i rancori e la voglia di farsi del male. Anche questo dovresti sapere. Solo che alle volte è così… così e basta.
Com’è poi che non ti spuntano mai i capelli grigi?
Fuori il cielo si muove, vedo i primi bagliori.

Sogni d’oro, amore.

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Questo testo rappresenta la prima pagina del Moleskine su Declinato al Femminile.

 

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