Il momento per

11 marzo 2008

1.

Ti sei seduto e mi hai detto che ti piacciono le more ma non le fragole. Avevi la faccia imbronciata, c’erano stati dei problemi al lavoro, io lo sapevo anche se tu non me ne parlavi mai.
Ti sei seduto e hai preso a fissare la gente, le macchine e il cielo. Solo che io volevo raccontarti, e l’ho fatto. Ho parlato per ore, in mezzo ai clacson e gli schiamazzi. Non so se mi ascoltavi però, penso di si ma non posso esserne sicura.

Si è alzato pulendosi i pantaloni di velluto, detestava l’aria fredda e quando arrivava era costretto a rintanarsi da qualche parte a gustarsi il calduccio che gli calmava i nervi. Lei lo ha seguito, sembrava stanca, aveva parlato molto. A lui non dispiacevano le chiacchiere, i confronti e perchè no? perfino i litigi con i toni alti e le mani che si alzavano e abbassavano come fanno quelli che dirigono le grandi orchestre. Eppure lo stesso gli mancava qualcosa, di subdolo, lo sapeva, perché non era mai il momento per, le occasioni gli sfuggivano dalle mani, si prendevano gioco di lui.
C’era profumo di brioche calde nella caffetteria.

2.

Volevo venire, lo sai, ma non ce l’ho fatta.
Tremavo tutto, quella mattina là e non era per il vento gelido, non ridere però. Sono serio. Volevo venire, giuro, ma non potevo abbracciarti.
Ormai l’ho detto e non me lo rimangio, no. Perché volevo farlo davvero, da tanto tempo sai? Sono sempre stato un orso, me lo dicevi anche tu, i contatti fisici mi soffocano.
Ma tu. Continuo a pensarti, rivedere nella mia testa certi momenti che. So che lo sai o meglio, ci conto.
Non andare troppo lontano, se puoi.

3.

Per le vie del centro si mormora che sia stata una ‘cosa lenta’, logorante. Che lei ha lottato perché voleva vivere e si vedeva da come fingeva di stare bene, girava per le vie piena di sporte e andava in drogheria a prendere le solite cose. La gente vede un sacco di cose che non esistono se non in quelle loro testoline bisognose di trovare un modo per tenerne in movimento certi elementi.
In realtà lei non lo sapeva, che stava per morire. Neanche ci pensava alla morte, all’Aldilà e a tutto il resto. Perché avrebbe dovuto? Di paure ce n’erano lo stesso, senza che si aggiungesse anche quella. Perché in effetti ha avuto paura, dopo, quando ha saputo.

Paura di andare ma anche di rimanere.

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Se qualcuno fosse interessato a capire com’è nato questo flash : QUI ci sono alcune annotazioni finali.

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