Cotroneo Ivan – Cronaca di un disamore

26 febbraio 2008

‘Cronaca di un disamore’ è un romanzo che parla d’amore certo, ma anche di demolizioni, ossessioni, mancanze feroci, ricordi che sopraffaggono, desideri e disperazioni.
È un romanzo semplice nella struttura della trama e nell’esposizione che diventa però assai complesso, un gioco di incastri, più affonda nelle viscere del personaggio, più strappa brandelli di un sentimento passato quanto presente.
Maurizio ha lasciato Luca e Luca non capisce, non riesce ad accettare la perdita, l’assenza, una fine che non gli torna, sembra un incubo da cui cerca disperatamente di svegliarsi. Allora ci passa sopra, ogni giorno un po’, ogni volta un frammento che rivive per poi gettarselo alle spalle. È un percorso lento, quello di Luca, che lui stesso non capisce, non è consapevole della strada che sta percorrendo, sente solo il dolore insopportabile e la perdita un organo vitale, il cuore che gli è strato strappato dallo stesso Maurizio il giorno in cui l’ha lasciato con ‘belle’ parole. Il cuore di Luca, dunque, si sposta con Maurizio mentre il suo corpo muta, dimagrisce e si contorce, si riempie di nuove cicatrici che sembrano sempre più vive e pulsanti. Sembrano.

“ Il semaforo scatta, tutti ripartono, e Luca resta lì a domandarsi dove sia Maurizio, e dove stia portando in giro il suo cuore.” (pag.94)

Di fatto in questo romanzo tutto è già scritto dai primi capitoli eppure c’è un’energia, una forza tra le righe che si afferrano solo assaporando i brevi capitoletti con calma, lasciando fluire i respiri di Luca, i brandelli passati che riemergono per poi essere lanciati lontano, sempre più lontano, proprio là dove non lo possono più scalfire solo che lui stesso non lo sa, non si accorge che sta percorrendo la strada del disamore. Perché Luca ama. Sempre e comunque. E fa di tutto per ritornare con Maurizio, lo cerca e lo desidera con l’intensità dei grandi sentimenti, lo sogna con la forza dei programmi mai realizzati, lo aspetta con la voglia di assaporare quel corpo imperfetto eppure rassicurante, che lo ha fatto stare bene.

“ Dormì. Non mangiò. Si svegliò di notte chiedendosi cosa gli avessero strappato dal petto. Capì che essere lasciati significa più di tutto essere derubati del futuro.” (pag. 96)

I due protagonisti sono adulti moderni, trentacinque anni Luca, più di quaranta Maurizio, eppure sono palpabili le incertezze, i ritmi ancora irregolari, le ricerche quasi adolescenziali che li portano a piacersi ma anche a dividersi.
In questo romanzo l’amore ha colori, odori, sapori, luoghi, voci, risate e singhiozzi. È un amore poliforme, mutevole. Tutto e il contrario di tutto perché, di fatto, è un amore che sta cercando in tutti i modi di andarsene, scomparire, zittirsi, allontanarsi. Disamore dunque, un processo strano, complicato, che il lettore avverte con certezza solo verso la fine, quando i gesti di Luca sono ormai esasperati, stralunati, sconclusionati nella loro dignitosa lucidità.
C’è una scena in particolare che decreta il percorso, che svela cosa sta davvero facendo Luca in mezzo al caos dei ricordi, delle finte speranze e dell’annullamento, ed è una scena semplice, delicata che Cotroneo infila delicatamente nella trama aspettando che il lettore se ne accorga da solo, che non è una scena della tante, è la scena che identifica il disamore.
Luca va a farsi una nuotata in mare, ha lasciato la città per concedersi una breve vacanza nella stessa casetta dove lui e Maurizio erano stati mesi prima, quando stavano insieme. Luca inizia a nuotare e ogni bracciata è faticosa, dolorosa. Luca è stanco, affaticato, avrebbe bisogno di riposare eppure continua senza voltarsi indietro, ogni bracciata lo porta sempre più lontano dalla riva finché si fermerà e noterà quanto si è allontano sicuro di non poter tornare, di non riuscire a ripercorrere lo stesso tratto eppure riparte. Bracciata dopo bracciata raggiunge la riva e rientra in casa. Così ogni sera prima della cena Luca si lascia avvolgere dal mare scuro e nuota sempre più lontano, ogni giorno qualche bracciata in più poi rientra. Eccolo dunque il disamore che chiude il cerchio, un allontanamento lento ma progressivo, costante.

“Piano, con una sicurezza crescente, capisce perché è venuto fin lì. Perché l’isola lo voleva. Pensa: nessuno si ricorderà di noi. Noi non ci ricorderemo di noi. Oggi sei entrato nel mio passato, nel passato della mia vita. Adesso capisce cosa succederà. Sarà sempre come oggi. Ogni sera, prima del tramonto, andrà a nuotare. Ogni sera si tufferà e si spingerà sempre più lontano …” (pag.132-133)

Non creda però il lettore che questa ‘cronaca’ sia scontata, banale. Tutt’altro. Il finale ci mostra un altro Luca sotto ogni punto di vista, come se il disamore lo avesse cancellato per lasciare al suo posto un’altra persona che si, si chiama sempre Luca ma non ha molti elementi in comune con il protagonista delle precedenti pagine. Ed è così evidente che questo Luca sa, di essere diverso, di avere bisogni che prima ignorava, di non riuscire più a vivere quei sentimenti che invece prima, con M erano spontanei, naturali. M è tutto ciò che gli resta del suo amore per Maurizio, neanche il nome per intero gli è rimasto.
Ogni tanto poi, in mezzo ai brevi flash del passato e del presente di Luca, Cotroneo inserisce capitoli che sono lì per tutti, per il lettore ma forse anche per se stesso. Capitoli che c’entrano con l’amore e quindi anche con Luca e Maurizio ma il lettore sente che è solo un dettaglio, per qualche paragrafo la storia non è più importante, resta in stand-by il tempo di concedere al lettore un ampio respiro e una riflessione per se stesso.

“ L’innamoramento, nei suoi comportamenti, presenta analogie con tre precise categorie di individui: gli affetti da disturbi ossessivi compulsivi, i tossicodipendenti, e le persone colpite da depressione” (pag.111)

Nella mia copia del romanzo sopra questa frase che inizia un capitolo deliziosamente crudo c’è la mia calligrafia storta che con la matita, mentre leggevo, ha scritto ‘meraviglioso!’. Appunto.

“ Pare che le lacrime siano nate nel corso dell’evoluzione della specie …[…] Nacquero così le lacrime basali. Ciascuno di noi ne sviluppa quindici centimetri cubici all’anno. Esse non si trasformano mai in goccia vera e propria, e servono in sostanza a tenere umido l’occhio. Esistono poi le cosiddette lacrime riflesse, quelle che sgorgano in seguito a un fenomeno esterno… […] E infine le lacrime emotive, detta anche psicologiche, che dipendono da fattori appunto emotivi. […] Le lacrime basali e riflesse differiscono completamente per composizione da quelle emotive. “ (pag.89)

Ossessioni, dipendenza, sbalzi d’umore e lacrime. Eccolo quindi l’amore nelle sue manifestazioni più comuni eppure così spesso banalizzato, ignorato per star dietro al ritmo della giornata, gli impegni e il lavoro. Non è così per Luca che davvero sente tutto e non si risparmia. Neanche quando Maurizio è solo M, neanche quando passa davanti a casa sua senza pensarci. Luca ha bisogno di essere toccato, di sentirsi ancora vivo, per non ripiombare in quel abisso che lo ha quasi risucchiato. Quasi.
La scrittura è semplice e ritmata, accompagna il lettore, i capitoletti sono intercalari veloci che solleticano la voglia di proseguire come se non ci fossero mai abbastanza parole per. Come se l’amore fosse più forte a ogni nuova pagina che ci si appresta a leggere. Come se l’annegamento fosse si lento ma anche dolce, contorto, sottilmente ironico e rassicurante. Come se tutti fossimo quel Luca.

“ Qualcuno, da qualche parte, quando ero piccolo, deve avermi detto che quando si è così amati non si può non amare, […] E io lo so adesso, lo so bene, che questa è la più grande cazzata del mondo, eppure non riesco a mollare, non riesco a mollarti, non riesco a non pensarti. Ogni ora che passa è sempre un po’ peggio. […] E tu salvami che sto affogando nel mare, e poi picchiami a sangue sulla spiaggia e fammi tornare a essere me stesso. “ (pag.38)

Cronaca di un disamore
di Ivan Cotroneo
I tascabili Bompiani
Isbn: 978-88-452-5982-1
Euro: 7

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