Quella carne

14 febbraio 2008

La sensazione.
Di calore dietro le orecchie.
Lo stomaco che si contorce ma non fa male, anzi. E’ eccitante quel movimento, le viene da sorridere.
Mentre parlano, tra la folla, in mezzo agli altri che programmano la giornata, le gite e tutto il resto. Mentre se ne stanno lì, in una specie di cerchio rotto dentro la hall dell’albergo lei non riesce a stare ferma. Non le piace l’alito del Giappi che, come sempre, si è ingozzato di salatini gratis e tramezzini alle nove di mattina. Né l’esuberanza di Paola, con quei capelli lunghi e lisci che non si capisce come possano resistere all’umidità e al vento fino a notte fonda.
Ma più di tutto c’è la sensazione, lo sguardo su di sè che sa, conosce fin troppo bene eppure ogni volta è diverso, la inebria..


Dentro l’ascensore lucido, claustrofico sospira, ora va meglio. Finite le discussioni, spento quel vociare noioso, insistente.
Ma quando le porte scorrevoli si riaprono lo vede davanti alla camera, appoggiato allo stipite.
Entrano e lei non sa cosa, come, dove. E’un gran casino che le esplode in testa e non le da tregua. Lui parla, come al solito, di questo o quello e si muove nella piccola camera come fosse a suo agio. Lo è.
Allora sgattaiola in bagno e si cambia, cerca di non pensarci, di ignorare il formicolio alla base del collo, le gambe che fanno le pazze e se ne vanno per conto loro.
Esce e lui è ancora lì, si alza dalla sedia accanto alla piccola scrivania e si avvicina.
Non lo guarda, non vuole sapere che espressione ha, lo sente parlare ancora e cerca di calmarsi, deve. Ma lo stesso quel qualcosa c’è, l’aria è troppo strana, vibra.
– Perché pensi che me ne starei qui a blaterale?
Cosa? Lei si immobilizza, non ha capito niente, di cosa parlava fino a poco prima e a cosa si riferisce adesso. Ma il tono. Cavoli. Quello l’ha capito eccome. Lo sente fermarsi alle sue spalle, i corpi premono. Il bacio sul collo è una scia invitante, calda.
– Possiamo… se tu…
No.
Non è sicura di averlo detto ad alta voce. Non le sembra. Eppure è un no. Non può essere altro. Boia. Il corpo è ancora rigido ma dietro di lei il richiamo è delizioso, tentatore.
Lui le sfiora i fianchi, il ventre, la stringe ma non c’è costrizione, è un abbraccio morbido.
No.
Certo che no. Eppure tace, le sembra la cosa più sensata da fare. Aspettare e vedere come va, starsene lì a godere del silenzio, dei respiri e non pensare, non agire.


– Non c’è un solo motivo per cui dovremmo.
Le è uscito all’improvviso, un soffio, anche se non sembra la sua voce, per niente. Lui non la lascia. Continua a strofinarsi contro di lei, ormai ha il suo odore ovunque e sta lottando. Per non voltarsi. Perché vederlo sarebbe, è, la resa.
– Sicura?
E’ un sussurro così eccitante che si sente cadere. Chiude gli occhi. Sicura dice lui. Tze. Di sicuro c’è solo che sono nella merda entrambi e mentre lo pensa le scappa un sorriso. Una mano le sfiora l’estremità del maglione, si intrufola sotto l’ombelico e raggiunge il primo bottone dei jeans.
Basta. Adesso basta. C’è un limite a tutto e se lui ha intenzione di superarlo allora, insomma, se è così, se proprio, se pensa e vuole, insiste e la stuzzica con quei modi che poi. Basta.
Si volta con uno scatto che non lo coglie impreparato. Bastardo. Lui la conosce, sa.
Inspira ed espira, si sente una stupida. La provoca perché non vuole decidere, aspetta che sia lei, come sempre, a valutare, frenare o forse no. Stavolta ha deciso lui, a quanto pare.


La mano slaccia il primo bottone, poi l’altro subito sotto.
Ancora non lo guarda. Quel viso è il suo peggior nemico, può ancora, se decide, se lo ferma, ci crede e rifiuta ma lo deve fare adesso, subito, allontanarsi e farlo uscire, chiudere la porta e riprendere fiato, poi tornare di sotto dove li aspettano e andare, stargli lontano, non sfiorarlo, non.
– Avevamo un accordo.
– Che abbiamo già infranto, in passato.
Le mordicchia i lobi, le mani sono ferme, la stringono a sé, le fanno sentire cos’è, cosa c’è che preme, quanto la vuole.
– Credevo…
Ormai balbetta.
– Anch’io.
Le labbra sono affamate, nervose.
Sono sempre tua sorella, pensa ma non è poi così importante adesso che, mentre quel bacio la inghiottisce e i loro corpi vibrano. Non quando loro sono, poi l’odore della pelle, la voglia e quel bisogno di cercarsi, spogliarsi, annusarsi con la fretta tra la lingua, i sapori sulle dita, dentro.
Non si torna indietro, sono due animali con lo stesso sangue e lo sanno. Sono due animali così simili che non possono, non riescono a evitarlo, hanno bisogno di unirsi, cercarsi, entrare e uscire da quella carne che è la stessa. E’la loro. Quella carne che da sola gratta, brama, non riesce a stare ferma.
Ma quando spingono è una liberazione, ogni volta sempre di più. Finché il piacere li lascia nudi e stanchi. In attesa.

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