‘La colpa’ è un romanzo sui silenzi. Sull’amore e la non comunicazione.
C’è una storia tra queste pagine lente, profonde che si alimenta di sesso e amore estremo, totale. Una storia d’amore, insomma, che sembra difficile da afferrare, capire. Almeno fino alle prime cinquanta pagine circa. Ed è un peccato che il colpo di scena cruciale venga svelato già nella quarta di copertina. Il gioco narrativo che da subito porta il lettore a separare la figura di Andrea da quella del fratello è un espediente perfetto per alimentare i dubbi perché l’intreccio tra la protagonista e Andrea appare da subito confuso, poco chiaro.

‘ Vorrei toccarlo. Chiedergli di abbracciarmi, di spogliarsi e fare l’amore con me. Se lui lo facesse, sempre, se lui fosse con me, sempre, non sarei quella che sono. Ma questo lo sa. E’questo il suo dolore. Di sapere.’ (pag.17)

Il lettore finisce per scervellarsi sui motivi che gli impediscono di restare, sulle ragioni che la portano a vivere sola a pochi passi dal mare senza fare nulla. Perché lei non lavora. Sta in casa. Beve. E quando ne sente il bisogno cerca uomini con cui sfogare gli istinti sessuale. In attesa che lui, Andrea, torni a trovarla, la rimetta in piedi.
C’è davvero una sottile linea di confine che si percepisce ma rimane sospesa. E il ritmo lento, la ricerca delle parole e lo stile rafforzano quest’atmosfera, proiettano il lettore proprio là, in quella casa silenziosa. O dentro i flash back che svelano nel corso della narrazione l’infanzia della protagonista. E di Andrea.
Perché in effetti, le radici del presente narrato affondano proprio in un’infanzia difficile, in una casa immacolata con una madre incapace di manifestare i suoi sentimenti, ossessionata dalla perfezione. Una madre che si sente, perfetta. Nell’aspetto come nei modi, nell’ apparenza che cura con maniacale precisione.

‘Ma lei non è in grado. Eppure non c’è rabbia nella sua lontananza. Una lontananza che è rassegnazione, come se la vita l’avesse sconfitta ancora prima di combattere, una sconfitta decisa a tavolino.’ (pag.40)

Tutti li considerano una famiglia modello. Tutti tranne loro, i due figli cresciuti tra regole tacite e silenzi. Abituati ai pianti della madre e alla condizione di totale subordinazione del padre.

‘Siamo il risultato del delirio di mia madre, ecco quello che siamo, della sua ossessione di controllare tutto, specialmente se stessa. […]Tutto si svolge in superficie, nella dimensione del visibile delle cose.’ (pag.68)

Il sesso è un elemento chiave, in questo romanzo. Non è un vezzo, un modo per attirare il lettore, un espediente. Tutt’altro.

‘ A volte credono di essere loro a decidere. Quando non li fermo, quando non mi oppongo, loro pensano così. Li lascio fare. Senza sentire dolore. Dimenticandoli subito nell’istante in cui li guardo.’ (pag.30)

La protagonista ne ha bisogno, lo usa per spezzare il silenzio, per annullare il dolore della perdita, l’impossibilità di dare sfogo a un amore condannato. Da sua madre ma anche dalla società. Lei vive pericolosamente. Andrea no, la cerca per tenerla a galla in una sorta di nuovo equilibrio instabile dove sono entrambi combattuti, frustrati, soli.
La figura della protagonista diventa più nitida mano a mano che la narrazione procede, è più facile capirne i gesti, entrare nella sofferenza, la ricerca dell’annullamento, gli istinti e le contraddizioni. E’lei che si svela, denudandosi in ogni pagina.

‘ Mi piace il bianco. Il bianco è il non colore e tutti i colori. Il bianco è come me.’ (pag.13)

Lo stile ha qualcosa di familiare, in un certo senso. E’la prima cosa che ho pensato pur essendo altresì il primo romanzo che leggo della Gambetta. Mi è familiare perché ci ho trovato intenti sperimentali vicini alla mia sensibilità. E mi è piaciuto molto. Uscire dalle forme narrative tradizionali. Entrare in quel modo spezzato, fatto di lenti affondi e ricerca delle parole, usate come parte integrante della trama. Strumenti di riflessione.
Altro elemento da non trascurare sono le atmosfere. I pini marittimi. Il profumo del mare. La sabbia. Il sole e l’afa. La notte. Tutto segue i respiri della protagonista. Tutto ne fa parte. In una lenta ricerca della verità. Di un finale che non c’è, non esiste. Ci sono loro, lei e Andrea, costretti per l’eternità a cercarsi senza potersi toccare, spezzati, sospesi.
Cos’è quindi ‘la colpa’?

‘Se mamma piange è colpa nostra, della nostra stupidità. Mio fratello lo penserà per anni, per sempre. Lui non sa quello che so io. Che lei non piange per noi, ma di noi.’ (pag.89)

E in quel ‘di’ c’è un cuore che sanguinerà sempre, nel romanzo.
La colpa, quindi, è un sapore amaro costante. E’il non essere adeguati, il non aver rispettato le regole comuni della società, l’essere stati cattivi. Ma diventa anche il non aver saputo amare i propri figli al momento giusto.
In un certo senso tutti si sentono colpevoli. Andrea sempre. Il padre per non essere stato. Forse anche la madre, a modo suo. L’uomo (padre di famiglia) che, in vacanza, finisce a letto con lei.
Tutti.
Tranne lei. Che la sente, la colpa, ne parla, la sviscera, le da un corpo e un nome. Ma non se ne rammarica, non rinnega quello che ha fatto, non tenta di cambiare, di andare avanti. Non si costruisce una vita nuova, diversa. Affatto. Resta lì. Tra il mare e la notte. Tra stordimenti temporanei e corpi in fuga. Resta lì e aspetta. Lo aspetta. E’tutto quello che può fare. Fino alla fine.
Un romanzo intenso, uno dei pochi dove il sesso non è invasivo né fine a se stesso, per i miei gusti intendo. L’ho trovato sapientemente costruito, le tensioni sono ben tenute, il ritmo lento è necessario per la maggior parte della narrazione, le dinamiche sono celate al punto giusto. Forse un pizzico di azione in più sul finale lo avrebbe rafforzato.
Mi è piaciuta l’analisi delle dinamiche familiari, l’intento di scavare tra ricordi e motivazioni. La figura paterna che si riscatta pur non potendo cancellare le mancanze passate, l’impossibilità di gestire una situazione che gli è sfuggita di mano, un amore (verso la moglie) più forte di tutto (perfino dei capricci e delle manie della donna, perfino dei figli).

‘ Questa colpa è così grande che non ha nemmeno il coraggio di vedervi. E’questo che la distruggerà. Non vedervi più, non poter rimediare. L’assenza di ogni rimedio.’ (pag.177)

Ecco perché la colpa li lega tutti con il filo sottile ma indistruttibile della separazione.

La colpa
di Deborah Gambetta
Rizzoli – collana la scala, sintonie- 2003
Isbn: 88-17-87199-0