Love-Lies-Bleeding (Amaranthus caudatus- coda rossa di volpe, traduz.in italiano) è un fiore a cui sono state riconosciute proprietà terapeutiche.
Da un’erboristeria on line:

‘Questo fiore permette all’individuo di affrontare e trasformare il dolore e la sofferenza. Indicando quando il dolore è molto intenso e si esprime sottoforma di angoscia, tormento fisico o di malattia. Quest’essenza non ha la funzione di un analgesico ma spinge la coscienza dell’individuo verso l’esterno, dalla concentrazione su di sè e dall’isolamento a una consapevolezza transpersonale del significato e del proposito di tale esperienza dolorosa.’

‘LIA Love-lies-bleeding. Siamo stati in India una volta. Alex voleva vedere le grotte. […] lui mi ha detto il nome comune. Love-lies-bleeding. Fiori rossi sottili. Spinosi.
[…]
LIA  È un nome così bello. Taglia come una lama.’
(pag.21-22)

Love-Lies-Bleeding è quindi un fiore ma anche una breve commedia scritta da Don DeLillo rappresentata negli Stati Uniti nel 2005, allo Steppenwolf Theatre Company di Chicago.
E’il primo testo teatrale che leggo integralmente, per questo di certo mi è difficile essere oggettiva.
La trama è semplice: l’artista Alex Macklin, dopo il secondo ictus è costretto a vivere come un vegetale, attorno a lui si alternano tre personaggi chiave che discuteranno sul tema dell’eutanasia. Toinette, la terza moglie, Sean il figlio della prima moglie e Lia, l’ultima giovane moglie di Alex.
In ognuno di questi personaggi sono rappresentati i sentimenti più comuni verso una tematica difficile da affrontare perché mette in discussione la vita, lo stabilire che e se è giusto (per la morale, l’etica, la coscienza) scegliere o meno la morte per qualcun altro incapace di esprimere chiaramente un’opinione.
Lia non è la solita donna che si sposa con qualcuno molto più vecchio di lei per soldi o potere. Tutt’altro. Lia rappresenta l’amore devoto, quel particolare sentimento che la spinge ad accudire il marito ormai vecchio e infermo, incapace anche dei più piccoli gesti quotidiani. E’un bisogno, quello di Lia, forse egoistico ma estremamente tenero sotto molti punti di vista. Quanto meno non comune. Lia rifiuta l’eutanasia, con fermezza. Non accetta di lasciarlo andare, non può. Ha ancora bisogno di lui. Per ricordare i momenti felici, i gesti e le condivisioni. Per alzarsi ogni giorno e pensare che magari.
‘TOINETTE Fallo morire in pace.
LIA Non c’è la pace nella morte. Non c’è niente. Lui è quello che sente e quello che è adesso. È Alex Macklin. E voi non avete nessun diritto di intromettervi.’ (pag.17)
Toinette esprime un’altra forma di amore, secondo me. Tra lei e Alex ci sono stati anni felici ma anche una rottura definitiva, caratteri e aspettative che, a un certo punto, si sono divisi, hanno scelto percorsi diversi. Ecco perché Toinette è favorevole all’eutanasia. Perché sa, sente, che il viaggio dell’ex marito, compagno e antagonista, non è quello di rimanere inerme in una sedia a rotelle o su un letto qualunque. Toinette ritiene, senza ombra di dubbio, che gli sia dovuta, riconosciuta, una fine diversa, più rapida e dignitosa. Allo stesso tempo ha paura, Toinette, per qualcosa che non conosce, per quello che non sa sul ‘come’ e ‘quanto’.
‘TOINETTE Vogliamo fare una cosa di cui sappiamo niente… almeno io… non riesco nemmeno a parlarne. Guarda le scarpe da ginnastica’ (pag.14)
Sean è un personaggio complesso che il lettore (pubblico se la commedia fosse rappresentata) fatica a ‘catalogare’ da subito. Non è figlio di Toinette anche se tra loro c’è un particolare legame di sostegno e confidenze. Non ha conosciuto bene il padre, anzi, emergono tra loro fratture evidenti e silenzi (Sean non lo guarda mai, il corpo del padre seduto o sdraiato).
‘ SEAN Era anche in grado di assimilare certe persone, consumarle e assimilarle. Come ben sapete. E quelle che non riusciva a consumare le abbandonava per strada. Bisogna sempre parlare bene dei morti. ‘ (pag.17)
Eppure sostiene la teoria di Toinette al punto da essersi procurato il necessario per aiutare il padre in un passaggio veloce ma indolore, onesto insomma. È attraverso Sean che DeLillo da voce a quei sentimenti meno ‘nobili’ di fatica verso la situazione di una persona cara che non ha scampo eppure resta lì, fermo ma vivo, incapace di fare alcunché eppure in grado di respirare. È Sean che manifesta fastidio verso il prolungarsi una condizione destinata comunque alla morte, una condizione che non lascia niente a chi resta accanto al malato e addirittura lo sfinisce, svilisce e ‘ruba’ tempo.
‘ Potrebbe andare avanti così per altri dieci anni. Noi continueremo ad amarlo ma sempre meno perché la sua sopravvivenza ci avrà soffocato. Non è morto ma non è nemmeno vivo. Non ancora e non più. E’a metà strada’ (pag.26-27)

I dialoghi possono sembrare a tratti lenti, inconcludenti perché DeLillo non vuole colpire con frasi ad effetto o verità assolute. Non ci sono soluzioni o certezze in questa commedia. Così come non è la potenza narrativa l’elemento dominante. Sono le riflessioni, nascoste tra le frasi dei personaggi, le uniche protagoniste. Sono loro, a mio avviso, che il lettore (pubblico) dovrebbe arrivare ad ascoltare. I dialoghi, i modi e gli atteggiamenti dei tre personaggi sono un mezzo per arrivare alla vera essenza del testo. L’intento non è rappresentare scene realistiche, coinvolgenti o di impatto. L’intento è lasciare spunti.
Intendiamoci.
Da questo testo non emergono analisi o riferimenti nuovi sull’eutanasia. E’già stato detto tutto e il contrario di tutto sulla tematica.
Eppure il tentativo di DeLillo è sottile, non invasivo ma acuto.
Gli stessi legami tra i personaggi, il passato e quello che era Alex prima degli ictus emerge nel corso del dramma attraverso i ricordi, i flash back improvvisi sempre più rilevanti. E’come se DeLillo tentasse di far entrare il pubblico nella vita dei personaggi a piccoli gradi. Solo alla fine si avrà piena consapevolezza dei sentimenti, le evoluzioni passate e le difficoltà di quattro vite diverse eppure unite.
Indubbiamente è una lettura, questa, estremamente differente dalla narrativa comune, richiede un occhio in più, un approccio anche ‘fisico’ in un certo senso. Per immaginare le scene, ‘vedere’ i personaggi in movimento, focalizzare le espressioni e le pause. Eppure mi sono sentita molto ‘dentro’(pur non avendo, ripeto, altri termini di paragone sul genere). Se potessi vederla rappresentata in un teatro a me comodo andrei subito.
Unica osservazione meno positiva è legata alla traduzione che non mi ha convinto. Da lettrice. 

APPROFONDIMENTI IN RETE
Non ho trovato molto su questo testo.
C’è una breve recensione QUI che esprime un punto di vista un po’ diverso dal mio.
Qualcosa sulla rappresentazione teatrale QUI (in inglese): ‘This is an intelligent work that rivets on the concept of what consists life and when death is welcome.’ 

‘Love-lies-bleeding’ di Don DeLillo
Giulio Einaudi Editore, 2006
Isbn: 88-06-18390-7
E.7,00