Di Consoli Andrea – Il padre degli animali

28 novembre 2007

‘Il padre degli animali’ non è un romanzo, non in senso stretto. Da Wikipedia: Il romanzo è un genere della narrativa in prosa, caratterizzato da un testo di una certa estensione.

Dunque.

‘Il padre degli animali’ non è una prosa lineare, tutt’al più una serie di piani dove talune volte la prosa si mescola alla poesia. Inoltre non è un testo solo, bensì ci sono quanto meno due livelli che salgono e scendono in questa giostra che è il tessuto narrativo imbastito con arte, pazienza e sapienza da Di Consoli.
Il primo livello, lo si potrebbe definire, è la storia del Padre e del Figlio, una storia che accompagna il lettore nel corso delle pagine, anzi, è il lettore stesso che si aggrappa alle loro vicende per non annegare, per non rischiare di perdere l’orientamento.

Ma c’è quanto meno un altro livello, lo si potrebbe definire secondo non per importanza bensì per presenza. Appare dopo, questo livello, quando il Padre e il Figlio si sono già presentati. Appare quindi qualcos’altro, che parla di loro due ma anche di altri, di altro. Poi scompare, come un programma in stand by lasciando di nuovo spazio agli accadimenti che ruotano attorno ai personaggi in carne e ossa (perché di personaggi ce ne sono tanti in questo ‘romanzo’ e non sempre con muscoli e cervello, come ‘la collina odora’ o ‘il gesto di’, ‘le mosche’ e i sogni che fa il figlio).
C’è, in sostanza, una trama principale che racconta di un padre fuggito dalla sua terra nativa per cercare fortuna in Svizzera ma poi tornato, assieme al figlio, perché

‘Nessuna terra vuole questo corpo morto come quella terra esatta che ha sentito i piedi caldi delle corse […]E quella terra sta lì ferma e aspetta, e riconosce tutti, e assegna un albero, un fiore, una croce’. (pag.12)

Il padre vorrebbe crescere il figlio in quei luoghi che lo hanno visto, a suo tempo, bambino. Si propone al sindaco per un posto da bidello (che non salterà mai fuori), finisce in un cantiere poi su un furgone che vende frutta fresca al dettaglio poi. Ne prova tante, insomma, di soluzioni questo padre che non si arrende pur svelandosi, a tratti, rassegnato. Di Consoli tratteggia una figura tormentata, crudele quanto fragile, forte ma che fatica ad avere certezze, combatte poi indietreggia, vorrebbe ma non arriva. Il padre è un uomo capace di ferire il gatto per dargli una lezione poi però sta male a chiedere un posto di lavoro al sindaco (‘Il padre ringrazia, epperò esce come avesse rubato a faccia nuda. Prima di accendere l’Opel, ha voglia di piangere, e infatti gli s’inumidiscono incontrollatamente gli occhi. (pag.30). In effetti l’essenza di questa figura viene chiaramente espressa dallo stesso Di Consoli a pag.119: ‘[…] nessun padre è veramente padre se i padri si ergono sul mondo, se non sono smarriti, se non ammettono di essere timidi per troppa paura e aggressivi per troppa timidezza’. L’obbiettivo principale del Padre, quindi, è trasmettere al figlio le conoscenze, insegnargli a stare nel ‘mondo rotondo’, a gestire le situazioni e a rialzarsi dalle cadute. ‘Impara a crescere senza guardare le persone che ti circondano. Ama i luoghi nonostante le persone. (pag.23) in una continua ricerca del ‘bene migliore’ come fosse un’ancora, la regola più importante che tiene lontano il male, impedisce agli uomini di perdersi per sempre perché ‘ Il bene migliore è fare il bene su questa terra anche quando senti che le forze ti abbandonano’ (pag.108). Sono dunque insegnamenti duri, spesso espressi come ordini che il figlio ascolta ma.
Perché anche il figlio è una figura dai lineamenti contradditori, marcati ma ancora confusi.

Ci sono alcuni aspetti, di questo figlio, che fanno riflettere. E’curioso, il figlio, domanda spesso al padre (ogni volta che può) e si intestardisce se le risposte non lo soddisfano o sono frettolose (salvo poi scusarsi quanto sente il padre irritato). ‘Il figlio vorrebbe capire tante cose’ (pag.54), è quindi sensibile (forse troppo, secondo il padre, che spesso lo ammonisce tentando di interrompere certi pensieri ‘perché è troppo piccolo per’). Ma ha anche paura, il figlio, soprattutto di morire. E queste sue paure lo porteranno a ragionare da solo (nei sogni), a fissarsi su simil-veri puntini rossi sulla pelle, a temere le malattie altrui e ad avere un presentimento sul padre stesso.
In effetti in questo ‘romanzo’ si parla spesso della morte, in ogni sua eccezione.

‘ I padri non vorrebbero mai morire; e i figli non vorrebbero mai trovarsi da soli in questa valle.’ (pag.49) esordisce Di Consoli, ma va oltre, si addentra nei meandri delle dinamiche, prova a spiegare cos’è questa paura (del figlio ma poi di tutti) e lo fa all’improvviso, alternando i livelli, colpendo il lettore più forte che può. ‘ Cadono così, le persone. All’improvviso, una malattia, sentono una fitta, un capogiro, un colpo di tosse con un grumo di sangue. Ci lasciano così, le persone, lentamente, e nessuno è preparato’. (pag.84) Fino a smorzare i toni, a trovare un senso a tutto questo dolore, alla paura sorda per l’incognita, l’imprevedibile quanto inevitabile scomparsa che in questo ‘romanzo’ accompagna alcuni personaggi come un alone oscuro: ‘ i morti sono dentro di noi, tutti i nostri pensieri sono pensieri di persone che già sono morte. E i morti sono fiori, […](pag.117).

Di Consoli ha la capacità di incrociare i livelli, questi piani che si alternano si impongono sul lettore, dettano il ritmo, ed è un ritmo pacato (non lento, non veloce). Perché al lettore deve mancare l’ossigeno se non.
Se non coglie i simboli.
E’questa la vera sfida, secondo me.

‘Il padre degli animali’ non è la storia di un padre e di suo figlio. Non è Angela e le sue crisi che gli adulti non capiscono. Non è Zio Cotura e i suoi tumori ai fianchi. Non è il barbiere assessore che promette. Non è.
I gesti, i dialoghi, le descrizioni. Penso che dietro agli elementi ci sia una sorta di codice, di simbolisno, di significato che va oltre il corpo o l’azione. E non è facile.
Non è facile perché ci sono libri fatti per essere ascoltati. Che richiedono un certo tipo di impegno e apertura mentale. Non per questo un libro del genere deve essere sconsigliato. Anzi. A maggior ragione diventa una sfida, un modo per lasciarsi alle spalle la smania della trama, l’overdose di sangue, inseguimenti, misteri, indagini, baci rubati, sesso ostentato, forzatamente estremo, sbattuto ovunque. Anzi.
‘Il padre degli animali’ si aggrappa alla pazienza. Alla voglia di scavare senza paura di sporcarsi. Alle incertezze che nutrono le curiosità. Al riconoscersi umani in un mondo mutevole e ostile. All’accettare il male, la morte, le malattie, le cattiverie, la solitudine e i silenzi. Al lasciare delle tracce. Tracce che riguardano tutti i padri un po’, e tutti i figli altrettanto.

‘La vita dei vivi è solo una giornata di sole nella grande eternità solare degli uomini’(pag.40) .

‘La grande vena che porta la luce e il sangue nel mondo rotondo è occlusa dal genere umano che non capisce neanche più una ragione per sorridere all’opera che si compie […]; è una vena che ogni giorno si occlude un poco, si arrugginisce, si riempie di catrame – per questo motivo, ogni mattina, il mondo è un poco più esangue.’ (pag.186)

Sono queste le tracce che più mi hanno colpito. Che parlano della vita con sofferenza, crudeltà. Che descrivono questo nostro mondo per quello che è, senza vezzi o brillantini. Che puntano ad aprire gli occhi anche dei più assonnati.

Manca la figura femminile. La madre. E di questo mi piacerebbe poter discutere con Di Consoli (chissà un giorno magari). Di lei, della madre, brevi accenni fugaci, che si perdono facilmente. Il più evidente viene proprio dal figlio che pur non cercandola mai materialmente la pensa ‘ e vorrebbe che la madre – la madre bambina, ferma con un sorriso incerto nella luce grigia del 1971- abitasse interamente un abito esatto di parole’ (pag.54). Questo abito esatto di parole che non c’è, manca e forse non è mai esistito è davvero un buco grande, un fardello che il figlio colma con l’amore verso il padre, la devozione, le paure e l’obbedienza. Eppure c’è.

Il padre e il figlio non hanno nomi. Né cognomi. E la valle è solo la valle con alcuni accenni al sud d’Italia ma senza precisi riferimenti geografici. E’ il sud di tutti, dell’umanità, per questo non ha nomi. Ed è un sud che sarebbe ora di riconoscere, capire e magari combattere in quelle venature purulente quanto dolorose, che si macchiano di rassegnazione, forse, ma che non mancano di curiosità verso.

‘Il padre degli animali’
Andrea Di Consoli
Rizzoli (collana 24/7) – Gennaio’07
ISBN: 88-17-01514-8
Euro: 16,5

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