La fame ha ucciso il sonno

24 novembre 2007

Non ci riesce.
A dormire.
Cazzo, neanche un accenno.
Sono le tre di una mattina fredda. Umidiccia. Nebbiosa. Nebulosa.
E lei se ne sta sdraiata su un fianco. Poi sull’altro. A pancia in giù ma così è peggio. Allora di nuovo di lato, con le braccia strette al petto e le coperte arrotolate intorno al corpo, piccolo feto cresciuto. Il libro sonnecchia per terra, le parole scorrono ma non restano. Scivolano. La testa è impermeabile. Vuota.
Ha fame.
Non c’è niente da fare. Eppure ha rispettato la tabella di marcia, quella che la porterà di filata verso la bellezza. Stasera, ovvero ogni martedì sera, due etti di insalata mista scondita e mezzo yogurt 0,5% di grassi saturi (rigorosamente bianco). Un pugno di cereali light dentro lo yogurt e un frutto (tutti tranne le mele). Programma rispettato alla perfezione poi adesso.
Adesso le brontola tutto. Lo stomaco. La testa. Gli arti.
La fame ha ucciso il sonno. E’stanca. Sa di esserlo, porca puttana. Eccome. Solo che non c’è una soluzione.
A parte cedere.
No.
Mai.
Si addormenterà quando sarà ora. Basta aspettare. Il sonno è un bisogno primario, prima o poi arriverà.
Pessimo ragionamento, si rimbrotta, anche la fame dovrebbe esserlo. Un bisogno primario in senso stretto. Solo che quel bisogno la sta distruggendo.
E intanto non ci riesce. A dormire.
Le palpebre non si chiudono. Il letto è freddo. Le ossa scricchiolano.
Da bambina il nonno le raccontava favole stupende, piene di animali colorati e bambini che correvano, ridevano. Si addormentava perché era bello ascoltarlo. Il suono della sua voce. Le immagini che vedeva, che le sembrava di vedere mentre lui raccontava. Erano loro che la accompagnavano lungo il viaggio. Verso il riposo. Quello genuino, privo di malizie, senza ragionamenti.
Ma adesso?
Le favole non bastano più.
E lei. La fame. Detesta essere messa a tacere.
Bastarda.
Ricorda l’odore però. Di quel sonno bambino ingenuo. Ingenuo perché non guardava oltre, l’oltre era lì, in quel momento e basta. Non serviva altro. Non mancava niente. Bastava chiudere gli occhi e lui arrivava. Il sonno bambino.

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Pubblicato su The Sleepers project.

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