Non ho mica capito

22 novembre 2007

Mi ha detto una cosa che non ho mica capito. La Betta.

La Betta era bella, alta, anche un pò imponente direi (oddio magari sembrava minacciosa con quelle spalle da nuotatore e i capelli corti ma a me non è mai sembrata, minacciosa, piuttosto impaurita).

Non lo so com’è che ci siamo ‘presi’ io e lei. Voglio dire.
Non è che io sia proprio (ci siamo capiti). Però lei, insomma, sembrava di un altro pianeta (e col senno di poi posso dire che lo era davvero, di un altro pianeta). Comunque è andata così. E quando mi ha detto quella cosa là ci sono rimasto.

Ha detto che si sentiva sola. Sola come? Le ho chiesto ma non mi ha risposto e ci sono rimasto male perchè non mi piace finire sospeso, fare la figura del tonto insomma (e con lei mi capitava spesso).
Poi ha fatto su la sua roba e se n’è andata. Credevo che la sera stessa o al massimo quella dopo ci saremmo beccati da qualche parte e mi avrebbe spiegato (lo faceva sempre, senza di me aveva pochi contatti e io un pò ci marciavo, su questa condizione intendo). Comunque non l’ho più vista.

La Betta aveva un dono. Mi faceva stare bene. E mica ogni tanto, sempre. Riusciva a entrarmi nel cervello direttamente dalle narici, giuro. Non dovevo parlare molto (anche per questo l’adoravo) addirittura a volte interveniva per me, sapeva già (prima che lo dicessi) cosa volevo fare. Non credo che ne troverò un’altra. Di Betta. Proprio no. Certi treni passano una volta sola, ha detto qualcuno, e mi verrebbe da rispondere che cose così sono maledette stronzate confezionate solo per far star male la gente, però poi.

Ha avuto un attacco cardiaco, la Betta (o qualcosa del genere, non è che adesso sto qui a sottilizzare coi paroloni, ci sarebbero cose più importanti da dire).
Prendeva delle pillole per l’ansia, me l’ha spiegato suo padre in camera mortuaria.
Per l’ansia. Va bene, ho detto io, ma ansia come? Voglio dire.
Uno mica si alza un giorno e si scopre ansioso. O no? Secondo me no. La Betta aveva dei problemi, mi ha risposto lui e non sembrava dispiaciuto, mentre lo diceva, era così e basta. Aveva una di quelle crisi da, ha finito di spiegarmi. Da.
E non ho mica capito. Neanche adesso.
Io non lo sapevo, della questione dell’ansia. Aveva detto ‘sola’ (a me almeno).

Penso che.

Mi manca, la Betta. E con lei quel pezzetto (mio) che le apparteneva, se l’è ripreso e mi pare pure giusto. Solo che non so cosa metterci dentro, come riempirlo (il buco lasciato dal pezzetto), non mi viene in mente niente di adatto. A parte la Betta.
Che però è morta.

Certe volte mi tornano in mente delle cose, come adesso, di lei seduta scomposta fuori dal bar, su quelle sedie scomode fatte di metallo e corda. Con quell’espressione imbronciata che le veniva spesso quando non doveva sorridere (perchè non è che le venisse proprio spontaneo, sorridere, il più delle volte si sforzava specie con gli altri e io me ne accorgevo sempre). Oppure quando discutevamo di libri.
Ah.
La Betta si drogava di pagine, credo che abbia speso più soldi in libri che in maglioni. Perchè poi, di quelle cose lì (di moda e vestiti intendo) non è che gliene importasse granchè. Giusto ogni tanto azzeccava un jeans che la faceva sembrare meno tozza o una felpa colorata. Giusto perchè.
E quando mi tornano in mente queste cose qui mi do del coglione.
Perchè quando lei c’era, era viva ecco, non mi sembravano importanti. Invece adesso.

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Musica in sottofondo (indispensabile) di Roberto Cacciapaglia.

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