Voglio fare lo scrittore – Davide Musso

21 novembre 2007

‘Voglio fare lo scrittore’ di Davide Musso (Terre di Mezzo, 2007)

Testo adatto, direi necessario, a chi scrive ma non ‘è’ ancora. L’autore Davide Musso, giornalista professionista che ha già pubblicato reportage e inchieste, intervista operatori del settori (editor, agenti letterari, collaboratori editoriali...) e ripropone le risposte senza filtri. Domanda e risposta insomma. Ed è decisamente interessante notare come, pur parlando degli stessi argomenti (mercato dell’editoria, trend, testi scelti, libri venduti, trattamento riservato agli esordienti, evoluzioni nelle richieste del cliente barra lettore) ebbene pur toccando più o meno gli stessi punti dalle domande emergono realtà in parte diverse, quanto meno discordanti a tratti. Interessante, quindi, perchè è un buon modo (per chi ha già pubblicato ma anche chi invece deve ancora arrivarci) per farsi un’idea su quante realtà coesistono nell’ambiente. Per imparare a ragionare con la propria testa (senza seguire la voce di un ipotetico mentore che promette) e per capire come, di fatto, non esiste un’unica strada. Affatto. Per pubblicare. Per ottenere un posticino (anche piccolo e umido) nel mondo dell’editoria italiana. Per riuscire a farsi laggere (il fatto poi di essere apprezzati non è prevedibile neanche per gli scrittori affermati).
Attraverso le interviste si intravvedono spiragli. Si da la possibiltà di capire (un pò) come funziona dal tal editore piccolo quanto nell’agenzia letteraria o nell’ufficio dell’editor del colosso (Minimum fax, Einaudi, Rizzoli, Cairo Publishing …).
Gli intervistati sono voci utili. Davvero. A volte contradditorie. A tratti poco piacevoli (perchè delineano strade tortuose e piene di trabocchetti barra ostacoli specie per chi non ’sa come muoversi’ e magari fin ora ha letto e scritto rintanato come un topo nella stanzetta di casa).
Lo consiglio decisamente. Rende bene l’idea della ‘fossa dei leoni’ ma anche di quelle realtà propositive su cui si può tentare di approdare con il duro lavoro, l’impegno, la costanza e.
Quali sono, quindi, i suggerimenti più utili che si evincono dal testo? Non isolarsi, proporsi ma con specifiche modalità, farsi notare da talune figure professionali che possono diventare un tramite (se davvero il testo e la scrittura valgono)… non aggiungo altro perchè è un testo che merita di essere letto e ‘digerito’ con calma. Mai come in questo caso è utile interpretare le risposte e adattarle alla propria realtà personale nel senso che gli intervistati si, raccontano le loro esperienze, mostrano come considerano ‘l’editoria’ e il ‘mondo libro’, spiegano cosa fanno e come ci sono arrivati ma. Ma. Chi scrive (oggi come in passato) vive (molto probabilmente) ‘altre’ realtà. Magari ha famiglia. Più spesso un lavoro ‘primario’ con cui arriva a fine mese. Di solito ha problemi personali o situazioni di cui si deve occupare. Insomma. Chi scrive (e non ‘è’ ancora, come accennavo all’inizio) dovrebbe approcciarsi al testo con la filosofia del ‘ok, per il tal operatore del settore funziona così, in che modo posso avvicinarmi alla sua realtà? Posso io, seguire la tal indicazione? Voglio farlo?’. Ecco. Dubitare sempre (e qui mi riferisco nella fattispecie al mondo dell’editoria a tutto tondo) ma sapersi confrontare. Ci sono dinamiche inavvicinabili per taluni. Facciamocene una ragione. (Esempio banale per chiarire il senso: chi ha una famiglia magari con figli piccoli non può pensare di partecipare a un certo numero di eventi e presentazioni in giro per l’Italia anche se potrebbe essergli utile per ‘uscire dal gusco’, conoscere esperti e farsi notare.) Resta il fatto che è utile, questa lettura, quanto meno per valutare ‘come funziona’ da dentro (non in senso assoluto, lo sottolineo, però per le specifiche realtà intervistate abbastanza).
Poi.

Poi, caro scrivente, la chiave del successo l’ha perduta qualcuno la notte dei tempi (o rubata?) per cui inizia a correre, vai pure tranquillo, ti conviene non perdere altro tempo e nell’eventualità in cui dovessi sbagliare percorso qualche strumento per capirlo e tornare sui tuo passi, dopo la lettura di questo libro, ce l’hai. Fanne buon uso però.
(questa è la mia voce ben inteso)

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