Medical Thriller- Baldini, Luccarelli, Rigosi

16 novembre 2007

Tre racconti diversi per registro, trame e sviluppi. Tre stili che non si possono confondere neanche leggendo distrattamente.

‘No smoking’ di Giampiero Rigosi ha un taglio decisamente cinematografico, molti dialoghi serrati con pochi dettagli sul contorno (movimenti dei personaggi, sentimenti). Il racconto (pubblicato insieme agli altri nel 2002) è di certo molto vicino ai ritmi frenetici e agli incastri di ‘Notturno bus'(2000), Loiacono (che io trovo adorabilmente divertente) e il commissario Roccaforte vengono proprio da lì (da ‘Notturno bus’) anche se l’ambientanzione asettica e contorta della Matrix Bionca sembra sfuocarli insieme ai misteriosi manager che sbucano ovunque, tessere magnetiche, codici, restrict area e viadicendo. E’un racconto che gioca sui dettagli (come l’anello mancante su una delle vittime), gioca si, e si diverte anche a mischiare le carte in tavola portanto in lettore verso una teoria poi l’altra anche se. Anche se basta rimanere attenti per accorgersi che c’è, qualcosa che stona, sensazioni lasciate sospese tra paroloni complessi e spostamenti registrati. E’un Rigosi che si concentra sulla trama questo, un Rigosi che vuole catturare il lettore e incollarlo alle pagine finchè si scoprirà chi, cosa, dove. Fino all’ultima riga.

‘Roccaforte cambiò di nuovo posizione, voltandosi sul lato sinistro. Per qualche secondo si stinò a tenere le palpebre serrate, poi, stanco, accettò la sconfitta e aprì gli occhi sul debole ricamo di luce che penetrava dalle fessure della tapparella. […] Tutto sembrava incastrarsi fin troppo bene, eppura continuava a essere infastidito dalla sensazione di non aver tenuto conto di un dato importante, fondamentale.’ (pag.167)

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‘Una lunga quaresima di paura’ di Eraldo Baldini è un romanzo mancato, un’ossatura che aspetta di essere liberata dalla scotala piccola e buia dov’è stata rinchiusa. O almeno è quello che ho percepito io. L’inizio ti inchioda. C’è davvero tutto quello che serve. Una trama intrigante ma concreta, tratteggi ambientali realistici e approfondimenti sui sentimenti dei singoli personaggi che mano a mano fanno la loro entrata in scena. Un quadro onesto e concreto che proietta in lettore tra vite complesse eppure comuni, così simili alla routine. Davvero belle pagine di narrativa. Poi si sente arrivare il meccanismo del racconto, che alita sul collo degli sviluppi e li accelera, toglie scene e velocizza talune dinamiche. Ed è un peccato, secondo me, perchè poteva davvero diventare una storia intensa, a tratti ritmati ma con le dovute pause di approfondimento. Le ultime pagine sono fatte per essere divorate con il fiatone, il lettore sa più o meno l’indispensabile ma ha bisogno di leggerlo, di capire esattamente come si muoverà il colpevole e se. Se. In questo romanzo ci sono tratteggi molto pulsanti, scene di vita quotidiana imperfetta che meritano fugaci riflessioni.

Cristo, ma perchè si deve sempre pensare, ci si deve arrovellare, si devono fare così spesso i conto con quanto vogliono gli altri? Se c’è una cosa che proprio le pesa è sentirsi sotto pressione.’ (pag.214)

‘Sono passate solo alcune ore da quel contatto, da quella sentenza delirante, e l’attesa lunga lo è già, già le pare insopportabile. Già è morto qualcosa : in lei, in suo padre, in sua madre.’ (pag.234)

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‘Rapidamente’ non potrebbe essere che di Carlo Luccarelli (e l’ho letto per ultimo proprio per questo, perchè sapevo che mi sarei trovata di fronte a qualcosa di molto diverso). Già dalle prime pagine, senza sbirciare la copertina non si può non esclamare ‘Ah, ecco’. Lo stile di Luccarelli, i suoi personaggi descritti con modalità che difficilmente si trovano in altri autori sono segni caratteristici. C’è quel tipo di paura che non ha freni, irrazionale e in quanto tale inspiegabile nel suo essere così concreta che la sente, il lettore e si immedesima. Ci sono intrecci strani, di quel tipo di stranezza difficile da spiegare ma che si capisce al volo tra le parole che si rincorrono. C’è la suspance. E la crudele consapevolezza che, in fondo, potrebbe succedere davvero a chiunque. Luccarelli usa alcune delle sue famose tecniche narrative per generare curiosità mista a incertezza nel lettore che non sa cosa aspettarsi e si lascia ingoiare da una trama fuori dall’ordinario eppure così semplice nel delineare personaggi e situazioni. A tratti ironico. Capovolgimento finale sorprendente.

‘Avrebbe potuto non farlo.
Avrebbe potuto farlo.
Elisa rimase così, seduta sul letto con le braccia strette attorno alle ginocchia, a guardare i suoi poster, le sue pareti, il suo nido. A pensare, ininterrottamente, fino alla mattina.
Fino alle luci dell’alba.
A domenica’
. (pag.73)

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