Hai detto qualcosa?

22 luglio 2007

Quando ho pensato ‘ho bisogno d’aiuto’ non l’ho detto ad alta voce.
L’ho urlato dentro di me.
L’ho sentito rimbombare. Davanti alla scrivania, sul muro freddo. Nel cruscotto grigio dell’auto che diventa fuoco sotto il sole (anche quello primaverile).
Ho pensato che fosse facile sentirlo dall’esterno, guardandomi in faccia, notando la secchezza delle mie labbra, quel modo particolare che ho di muovere le mani quando sto male e gli occhi che si fanno bassi anche se sto sorridendo.
Quando ho pensato ‘c’è nessuno per favore?’ mi è venuto da ridere. Sul serio.
Mio nonno diceva sempre ‘per favore’ attraverso le gengive senza denti e con quell’espressione tenera che mi veniva voglia di abbracciarlo in continuazione, da piccolo sia chiaro.
Ma io ho vent’anni o poco più (non starei a sottilizzare proprio adesso). Non chiedo, pretendo. Perchè dopo mi si incurveranno le spalle, cederanno i tessuti e diventarò uno dei tanti che lavora e respira. Mangia e dorme male. Esce ma non se ne ricorda. Compra roba che luccica per dare un senso alle ore passate a sgobbare. Piange in bagno con novella2000 tra le cosce aperte sul water.
Dovrei prendere e basta. Prendere. Questo è il punto.
Ma qui non è rimasto niente che io possa stringere – forte, forte – tra le mani. Niente che possa fermare il pus, cola da qualche parte, lo sento sgocciolare dentro di me. Verso il fuori che c’è ma non ascolta, prosegue la sua corsa, muove le lancette e basta. Il fuori che sono poi gli altri, le giornate che passano e quello che mi succede attorno. Rossella. Monica. Il mondolavoro. Il mondoamicizievarie. I marmocchi. I miei genitori con annesso parentado.
‘Ho bisogno di aiuto’ è una frase che non dirò mai ad alta voce perchè la paura è tanta e le fragilità sono porte aperte verso nuove ferite (meglio tenerle chiuse, le porte, certi spifferi sono insidiosi e dopo non sai in che posizione ti fa meno male). ‘Ho bisogno di aiuto’ è una frase che non dirò mai perchè se lo dico, poi, non posso tornare indietro e il bisogno insoddisfatto mi tormenterà fino a consumarmi. So come vanno queste cose.
Eppure c’è l’eco nella mia testa.
Ho anche provato a balbettare qualcosa, davvero. Pensavo di riuscirci prendedola da lontano, con gli amici delle stronzate passate che si, ci sono sempre stati e se me li ritrovo che mi ronzano attorno di continuo tanto vale dare un senso, a questi piantoni.
Poi però. Però.

Io. Che se. Poi come. Non so. Magari no. Ah si? Tu e? Dimmi pure.

‘Ho bisogno di aiuto’ è scappato e ho pensato che fosse un bene perchè potevo tornare a essere quello di prima, con meno pagliacciate tra le pupille e le mani. Vivere è. Qualsiasi cosa sia è meglio non pensarci, così ho fatto fino a poco fa.
Dolcetto o scherzetto?
Nel silenzio certe urla ti assordano, solo che non lo sai finchè non senti più niente.

Hai detto qualcosa?
Monica, la moglie, mi ha guardato con quella faccia tra l’ebete e lo sclerato che la sera va per la maggiore – dopo cena, i bimbi a nanna e la cucina profumata di limone – e non ha risposto. Non ce n’era bisogno. Ero io il cretino che aveva chiesto una cosa inutile. Non c’era niente da dire. Lei, forse, non aveva niente da dirmi, cioè, da dire al sottoscritto perchè diversamente è un vulcano in eruzione continua, per telefono, via web, coi vicini attraverso le rampe delle scale, perfino ai semafori.

Hai detto qualcosa?
Rossella, l’amante, mi ha lanciato un sorriso storto, una via di mezzo tra l’ironico e il divertito. ‘Dipende da cosa intendi per dire’ ha risposto. E a quel punto ho pensato che avevo molte vie d’uscita, perchè di quello si trattava, di uscire il più in fretta possibile, ma non sapevo decidermi. Il cervello pulsava quella maledetta frase rovinatuttoatradimento. ‘Ros ho bisogno di aiuto’ voleva mormorare qualche neurone impazzito. L’ho schiaffeggiato fino a stordirlo. Nel frattempo lei aveva ripreso ad armeggiarsi di sotto, è l’unica donna che ho conosciuta capace di masturbarsi furiosamente dopo aver fatto del buon sesso con me. Buono per me, si intende, e non ho motivi validi per ritenere che non sia lo stesso per lei. Eppure.

Se davvero ho bisogno di aiuto me la devo sbrigare da solo e questa storia mi fa venire l’orticare. Mi infastidisce peggio di una mosca che si è appena rotolata nella merda calda. Molto peggio. Se me la devo cavare da solo è un circolo vizioso. Come fa uno ad aiutarsi? Cioè, se hai capito che ti serve una mano vuol dire che le tue non sono sufficienti, o no? Evidentemente lo capirò.
Sempre da solo.

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