Archive for Luglio 11th, 2009
Coelho Paulo – La strega di Portobello
Ci sono due macro-elementi che in questo romanzo ne determinano l’andamento, un vago senso di odio-amore in contorsione.
Il primo, caratterizzato dall’immagine della ’strega’ e dunque da tutta una vasta gamma di evoluzioni moderne al concetto. La filosofia della ‘Madre’, delle percezioni, del sentirsi e lasciarsi andare con e attraverso diverse tecniche (la danza, la calligrafia, il cucito…).
Il secondo (ma non per importanza, solo per consapevolezza, perché si coglie dopo, all’inizio si resta catalizzati dal primo macro-elemento, è inevitabile), l’Amore.
Perché in fondo, specchi per le allodole coperti, questo romanzo è una storia d’amore, secondo me. Di tanti amori diversi, anzi. Di una donna vista da mille e più occhi, attraverso angoli e spigoli spesso incomunicabili eppure da dove lei, comunque, emerge.
Durante le conversazioni, ho potuto notare che le cose non sono assolute, ma esistono a seconda della percezione del singolo: spesso la maniera migliore per sapere chi siamo è quella di cercare di scoprire come ci vedono gli altri.
(pag. 22)
Ne esce una protagonista complessa, a tratti quasi assurda eppure carismatica proprio per questo suo scivolare oltre le regole, toccando un ‘terreno delicato’ che oggi è spesso temuto, guardato con sospetto da chi crede e chi no ovvero la fede oltre la religione, il credere nelle percezioni sensoriali soggettive, nelle energie interne da liberare, nei riti che trasformano, nelle capacità oltre il corpo. Tutto questo veicola l’attenzione, indubbiamente. Non per niente il titolo lì punta il dio. La strega.
Invece no, superando l’impasse, guardando oltre l’immaginario di pozioni, celebrazioni sataniche, mistificazioni e trasformazioni dell’anima, oltre il ritmo che rallenta, oltre l’eccessivo bisogno di dettagliare ogni racconto dilatando un tempo che già pare eccessivo, per la trama in sé; oltre tutto questo. Resta quest’Amore che solo nelle ultime pagine prende corpo, anzi, si palesa come non materia, in molti sensi, come tutto e niente, come presenza sentita ma anche ricordata.
“L’amore non è un’abitudine, un impegno o un debito. Non è il sentimento che ci insegnano le canzoni romantiche – l’amore è. E questo è il testamento di Athena, o di Sherine, o di Hagia Sofia: l’amore è. Senza alcuna definizione. Ama, e non porti molte domande. Semplicemente ama.”
(pag. 262)
C’è poi, sul finale un espediente che mi è parso di per sé geniale, un colpo di coda decisamente inaspettato che trasforma parte del racconto, risveglia il lettore.
L’intero romanzo è una sequenza di racconti. Diversi personaggi, che hanno conosciuto la protagonista, Athena, in modi e maniera e tempi differenti, ma che comunque ’sono informati dei fatti’ si prestano a raccontare, appunto, pezzetti dell’intera storia che, seppure attraverso frammenti, mantiene una ragionevole linearità spazio temporale. Avevo già letto un’altra storia raccontata con lo stesso espediente narrativo, ‘l’amore paziente’ di Anne Tyler. Eppure qui Coelho tende l’intreccio, intervalla le voci con velocità eppure ogni singolo racconto è pieno e unico (spesso anche lento, come già accennavo). Ogni voce ha qualcosa da lasciare e lo fa senza dimenticare se stessa e la unica e indiscussa protagonista ovvero la strega, Athena. Il problema, forse, la causa di una certa ‘pesantezza’, di una sorta di ‘odio’ maturato con calma, sta proprio nel voler eccedere nei dettagli multiangolo, nel permettere a ogni singola voce di spiegare a modo suo, virando ogni tanto, riportando dialoghi infiniti, chiarimenti tra personaggi che il lettore segue ma perdendosi, forse troppe volte, forse perché è di lei, di Athena che aspetta di ascoltare la voce, o forse perché la tecnica narrativa stessa impone questa sorta di accelerate, virate e retromarce.
Poi l’intera ’sfera dell’occulto’ scatena perplessità, credo sia inevitabile. Al di là del credere o meno, in questo o quello o niente in particolare. Viviamo in una società abituata alle fattucchiere, ai finti guaritori, alle cartomanti e affini. Sappiamo che lì, in quella sfera oltre la materia, è facilissimo mentire, manipolare, giocare con le paure e le disgrazie della gente. Dunque, questa protagonista è difficilissima farsela piacere, ammesso che sia poi quello il senso, il bisogno del lettore. Eppure in una storia costruita su frammenti differenti, assemblati tra loro ma mai coincidenti; in questa narrazione spigolosa, il tratteggio di una protagonista complessa, controversa, a tratti umana diversamente quasi ultraterrena. Credo che tutto questo renda complessa la lettura, scateni quell’odio-amore già accennato in precedenza.
Avrei potuto spiegarle che stava seguendo il cammino classico di una strega che, attraverso l’individualità, cerca il contatto con i mondi superiori e inferiori – ma finisce sempre per distruggere la propria vita: si impegna per gli altri, diffonde energia, senza mai riceverne indietro.
[…]
E’importante permettere al destino di interferire nelle nostre vite e decidere ciò che è meglio per tutti.
(pag. 105,107)
Ciò che accade in effetti, gli sviluppi nella trama, di fatto non sono poi così coinvolgenti, in alcuni casi sono – devono esserlo – prevedibili. Eccetto il finale. Dove il cerchio si chiude alla perfezione, entro una perfezione inaspettata proprio perché ormai il lettore si è abituato al ritmo del resto del romanzo. Dunque lì, proprio in dirittura d’arrivo credo si senta nitidamente l’estro, la creatività e l’arte di Coelho che si sfogano, in un certo senso, che tirano fuori tutta l’energia improvvisa, da colpo di scena.
Un romanzo complesso, in sintesi, pieno di rischi (per il lettore di sicuro) e qualche rara perla da saper cogliere però, che richiede attenzione, perché lì tra visioni e intrecci, Coelho lascia briciole in attesa che ‘un Pollicino’ le colga.
“Sono sempre stata una persona irrequieta. Lavoro troppo, mi occupo molto di mio figlio, danzo come un’ossessa, pratico l’arte della calligrafia, frequento dei corsi di perfezionamento per venditori, leggo un libro dopo l’altro. Tutto per evitare quei momenti in cui non accade nulla, perché gli spazi in bianco mi suscitano una sensazione di vuoto assoluto, nel quale non c’è neppure un’infinitesimale briciola di amore.”
(pag.127)
Interessanti le osservazioni di Deidre, la guida di Athena, a libro appena iniziato. Interessanti, dicevo, gli archetipi classici in cui le donne si identificherebbero: Vergine, Martire, Santa, Strega. Impossibile non sorridere facendosi ‘due conti’.