Aspetto
Ero confusa, stordita si.
E avevo questa paura che era (è) serpente velenoso, striscia su di me, attraversa pancia e petto, opprime.
Il tempo, si, dovrebbe smussare, e livellare spazi, tempi e ricordi. Dovrebbe farci respirare con più calma, favorire la lenta digestione di quei componenti che non hanno sostanza, non si possono afferrare ma dentro (tra il buio che siamo) sono materia. Non so se davvero funziona.
Non so granché in effetti.
Fuori è grigio.
E’ tornato il freddo della primavera che stuzzica, non cede al sole che aspettiamo (noi che con l’inverno ci copriamo, tramiamo e aspettiamo avidamente i raggi caldi, avvolgenti).
Ero confusa, adesso meno. O meglio. So qualcosa, qui e là, il resto fluttua.
Ho comprato un nuovo profumo. Avevo il campioncino da un pò, rintracciato in una vecchia borsa e stamattina l’ho visto sullo scaffale. E’ una fragranza maschile, ruvida e legnosa. Non l’ho preso per te, il tuo odore non credo si possa riprodurre artificialmente. Sono io che ne ho bisogno.
Di qualcosa che mi restituisca la dimensione del mio corpo, del mio essere, dei piccoli gesti.
Le formiche corrono. Stanotte le ho sognate (davvero sai). Corrono svelte e mi solleticano la pelle. Ogni tanto mi giro e una zampina mi sfugge. E’ piacevole però, perché fanno parte di questo. Dell’essere viva. E dell’aspettare (cosa, giuro, non lo so, non ci posso pensare). Sta per piovere. Aspetto.
E avevo questa paura che era (è) serpente velenoso, striscia su di me, attraversa pancia e petto, opprime.
Il tempo, si, dovrebbe smussare, e livellare spazi, tempi e ricordi. Dovrebbe farci respirare con più calma, favorire la lenta digestione di quei componenti che non hanno sostanza, non si possono afferrare ma dentro (tra il buio che siamo) sono materia. Non so se davvero funziona.
Non so granché in effetti.
Fuori è grigio.
E’ tornato il freddo della primavera che stuzzica, non cede al sole che aspettiamo (noi che con l’inverno ci copriamo, tramiamo e aspettiamo avidamente i raggi caldi, avvolgenti).
Ero confusa, adesso meno. O meglio. So qualcosa, qui e là, il resto fluttua.
Ho comprato un nuovo profumo. Avevo il campioncino da un pò, rintracciato in una vecchia borsa e stamattina l’ho visto sullo scaffale. E’ una fragranza maschile, ruvida e legnosa. Non l’ho preso per te, il tuo odore non credo si possa riprodurre artificialmente. Sono io che ne ho bisogno.
Di qualcosa che mi restituisca la dimensione del mio corpo, del mio essere, dei piccoli gesti.
Le formiche corrono. Stanotte le ho sognate (davvero sai). Corrono svelte e mi solleticano la pelle. Ogni tanto mi giro e una zampina mi sfugge. E’ piacevole però, perché fanno parte di questo. Dell’essere viva. E dell’aspettare (cosa, giuro, non lo so, non ci posso pensare). Sta per piovere. Aspetto.