Frammentando di Barbara Gozzi

Frammenti di scritture, analisi, percorsi culturali.

Archive for Ottobre 15th, 2007

Fox Michael J. – Luchy man

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Che questo non sia un romanzo mi sembra evidente. Allo stesso modo è altrettanto chiaro dalle prime righe che l’autore non ha nessuna intenzione di sfoderare capacità narrative. Questa scrittura ha tutt’altro obbiettivo. Ecco perché ‘Lucky man’non può essere analizzato come un qualsiasi libro di narrativa. L’attenzione alla struttura, lo stile e le scelte lessico-grammaticali passano in secondo piano per necessità. Il lettore non riesce a farci caso se è ‘in ascolto’. Perché questa è la storia di una vita vissuta in prima persona da chi la scrive e che cerca di farne un resoconto onesto, pulito e il più possibile preciso.

Premetto che non ero una fan di Michael J.Fox neanche ai tempi della fortunata serie di film ‘Ritorno al futuro’, non era l’attore che da ragazzina riconoscevo tra i sex symbol per essere schietta. Non ho quindi scelto questo libro considerando ‘chi’ l’ha scritto. Affatto. Né avevo particolare curiosità verso la sua vita nel dorato mondo delle celebrità anche perché confesso di essere mediamente allergica ai pettegolezzi e agli elenchi di eccessi ridicoli e imbarazzanti.
Ho cercato ‘Lucky man’ dopo una trasmissione dove si parlava del Parkinson. Michael J.Fox ha il morbo di Parkinson. (E io non lo sapevo fino all’anno scorso). Oltre a questo che, tutto considerato, fa parte del cerchio della vita nel senso che a nessuno sono abbuonate le malattie indipendentemente dalla professione scelta o dallo stile di vita, oltre a questo dicevo sono rimasta colpita da una serie di scelte che hanno portato Fox nell’arco di una decina d’anni a modificare la propria vita nelle sue strutture fondamentali.
E questo libro è impietoso nel mostrare un Fox giovane, rampante e dedito agli stravizi dopo i primi successi. Così come diventa lucido nell’analizzare le fasi della malattia e quelle scelte che accennavo prima e che mi hanno molto impressionato.
Il punto, credo, è uno solo volendo sintetizzare: una persona come Fox (con la fama acquisita e il denaro accumulato) poteva (e forse può ancora) fare quasi tutto una volta scoperta la malattia. E una delle prime azioni che ci si aspetterebbe da qualcuno con le sue possibilità è il ritiro dalle scene (al momento opportuno) per poter gestire la malattia in privato, lontano dai riflettori e magari tentando cure (anche sperimentali e quindi precluse ai più) che potrebbero permettergli di vivere il più a lungo e bene possibile. Lui poteva (e può) farlo.
Invece no.
Fox ha scelto di lottare. Nono solo per se, ben inteso, bensì per tutti quelli malati come lui.
E’ stato questo che mi ha colpito molto. Come essere umano. Non più figurina luccicante sullo schermo del cinema o della tv. Non più interprete brillante, ironico e acuto. Non più.
Fox ha una malattia degenerativa del cervello. Una malattia che non da scampo perché a tutt’oggi non esistono cure risolutive. Ci sono terapie contenitive, che rallentano la progressiva morte di talune cellule cerebrali. Il resto è affidato alla fede (per chi ce l’ha), alle cure di amici e parenti (se ci si può affidare a loro) e ai soldi (idem come sopra).
Fox avrebbe davvero potuto fare di tutto o quasi. A parte guarire poteva scegliere molte strade alternative che il malato medio non ha il diritto neanche di immaginare.
Ma lui no.
Il 28 Settembre 1999 Fox si è presentato a un’udienza del sottocomitato del Senato americano per gli stanziamenti di bilancio senza aver preso alcuna medicina. E l’effetto è stato a dir poco impressionante. Usare il termine tremori è quasi un insulto.

“Avevo volutamente deciso di presentarmi al sottocomitato OFF dai farmaci. Mi sembrava che l’occasione richiedesse che la mia testimonianza sugli effetti della malattia e che l’urgenza che sentivamo fosse VISTA oltre che sentita. ” (pag.268)

Oltre tutto fino ad allora l’attore aveva evitato che la malattia si manifestasse in pubblico ed erano pochi mesi che lo aveva annunciato ufficialmente. Per molti anni ha continuato a lavorare tacendo gli effetti, i dolori e i compromessi con il proprio corpo a colleghi e staff. In pochi sapevano, gli altri ignoravano quanto gli costasse calibrare i movimenti e concentrarsi per non ‘tremare’. Quel 28 Settembre è stato il prima di una serie di passi compiuti da Fox per sostenere la causa del Parkinson che è (statisticamente parlando) una delle quattro malattie (Alzheimer, Parkinson, diabete e malattie coronariche) di medio piccola diffusione (ma non rare) a cui vengono destinato meno fondi per la ricerca (in America). Gli scienziati sostengono che in una decina d’anni si potrebbero ottenere risultati notevoli ma mancano le risorse economiche (storia vecchia e valida per moltissime realtà mediche purtroppo e qui si potrebbe aprire un dibattito infinito ma non è questa la circostanza). Ebbene, Fox ha creato una Fondazione, ha scelto di usare alcuni dei suoi mezzi economici ma soprattutto la sua popolarità acquisita nel mondo della recitazione per dare voce alla causa. Ha scelto di esporsi in prima persona e come nel caso del ‘99 non si è preoccupato di mostrarsi in pubblico nella peggiore condizione, con la malattia che lo comandava pur di lanciare un messaggio. Ha accettato di distruggere quell’immagine da bravo ragazzo brillante ed energico pur di farsi ascoltare. Che Fox sia un essere umano come tutti non è in discussione, fama o non fame. Che abbia difetti idem. Ma certe scelte, come queste, secondo me meritano rispetto se non altro negli intenti. Poi, come accennavo sopra, lui fa (e ha potuto fare) cose che ai più sono negate per un fattore di popolarità e di ricchezza. Sacrosanto. Però poteva (e può) scegliere altro. Eccome. Qui ritengo doveroso riconoscergli l’impegno, la dedizione, la forza, la costanza e l’altruismo.

Tornando all’oggetto libro vorrei lasciare una considerazione personale da non esperta nel senso che non sono un critico accreditato né un addetto ai lavori in senso stretto (non maneggio manoscritti ogni giorno né li devo valutare per questo o quell’altro motivo) però credo che questo libro abbia un grosso limite nella sua edizione italiana: la traduzione. Da lettrice ho trovato varie espressioni che sono evidentemente semplice traduzioni nude e crude di modi di dire o forme espressive americane ma che in italiano non hanno un senso compiuto. Non del tutto. Insomma, senza dilungarmi troppo sono rimasta delusa dal trattamento destinato a un libro come questo che, come ho spiegato nei primi paragrafi, non nasce per colpire la narrativa. Non è un romanzo. Non è lo scritto di un futuro premio nobel della letteratura. Ma è una testimonianza. E come tale meritava quanto meno una traduzione fedele all’intento originale. Cosa che qui non mi sembra di aver trovato. Davvero un peccato.

Il libro dunque è una biografia, volendo catalogarlo, ma non in senso tradizionale a mio avviso. E’ scritto in prima persona e non contiene un semplice elenco di fatti. E’ pieno di pensieri, osservazioni, annotazioni dell’autore che ormai maturo e consapevole è in grado di dare agli avvenimenti un’interpretazione intensa. Coerente. Concreta.

“Nonostante tutte le mie preoccupazioni riguardo al <no> definitivo- la rovina incombente che avrebbe controbilanciato tutti i mie anni felici nel parco dei divertimenti -, non ero preparato a niente di così triste, di così assolutamente sgradevole. Perché proprio io? E perché no? E’proprio nella natura umana cercare un significato, e io ero assai tentato di vedere la mia malattia come una metafora. Il mio Parkinson rappresentava l’avverarsi del destino, era il prezzo da pagare. Era il conto presentato a un tavolo disordinato dopo un banchetto immeritato e non apprezzato a dovere. Non avevo altra scelta se non considerare questo capovolgimento come un atto di giustizia.” (pag.166)

Questo libro, per come l’ho percepito io, è il tentativo di un uomo malato di farsi conoscere in quelle profondità offuscate dal passato di celebrità e in parte attenuate dalla malattia. Fox vuole svelarsi senza filtri (da qui la scelta di non avvalersi uno scrittore professionista che stendesse per lui i fatti usanto tecniche narrative più sciolte e ad effetto.). Fox vuole lanciare messaggi che meritano di essere colti. Questo libro merita almeno una riflessione.

” Non ero mai riuscito a essere così fermo finché non mi fu più possibile rimanere fermo” (pag. 268)

Qualcuno ha scritto che Michael J.Fox è un uomo fortunato ma anche intelligente. Per quello che ho visto e letto sono d’accordo.

Written by Barbara Gozzi

Ottobre 15, 2007 alle 6:26 pm

Pubblicato in 2007, Lankelot, Non recensione