Io sono un predatore.
Lo sono sempre stato.
Quando mio padre me le dava fino a farmi sputare sangue.
Quando è morta mamma e l’ho accompagnata per l’ultima volta, tra quelli come lei. Buoni di cuore. Sensibili. Essere umani insomma.
Quando ho reso il favore a mio padre. L’ho sorpreso mentre sonnecchiava un pomeriggio estivo come tanti. [...]
Sono un animale perché ho conosciuto un ambiente selvaggio che mi ha insegnato le leggi della natura, che non sono proprio le stesse degli uomini, anzi. Ci ho messo del mio comunque, nessuno mi ha imposto di elevare le dame.
Una mattina, all’improvviso, mi sono svegliato e sapevo.
Cosa fare del resto della mia vita.
[...]
La notte stessa sono sceso in strada e ho iniziato ad annusarle. La prima l’ho trovata a un incrocio. E l’ho trasformata nella dama numero uno. Quella che ha dato il via al conto. Ma non ho mai avuto preferenze, sia chiaro.
Il resto è venuto da se.
Le ho amate tutte, ognuna in modo diverso. Mi hanno dato tanto, ognuna in modo diverso.
Poi Federica.
Uno schiaffo che mi fatto girare la testa su stessa. Un pugno in pieno stomaco. Bava. Grumi rosso scuro. E un male del diavolo.
A un certo punto si è presentato il Parkinson (è arrivato e amen). Gli ho riso in faccia. Poi mi sono cagato addosso.
Il resto è storia, si può dire.
[...]
L’ho amata. Federica.
Ma ho dovuto trasformarla in una dama. L’ultima.
Perché lei sapeva.
Sapeva. E aveva capito tutto.
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Experiment.
(versione Alfa)
>> Do you remember? <<