Frammentando di Barbara Gozzi

Frammenti di scrittura, schegge di storie.

Fallo perchè

Il caffè gorgheggia.
Una mano callosa spegne il fornello, ruota la manopola del gas e versa il contenuto dentro due tazzine spaiate. Una giallo sporco con i bordi bianchi, l’altra azzurrina con un gambo stilizzato su un lato.
L’aroma si diffonde nella piccola cucina. Il lavello è ancora insaponato.
- Allora, ti decidi a spiegarmi? Il caffè è pronto.
- E’bollente.
- Fai lo schizzinoso?
Sbuffo.
- Allora?
- Ma niente, ho solo deciso di lasciar perdere.
- Oh?
- Si, mollo. Mi tiro indietro. Non se ne fa niente. Mettila come ti pare.
Sopracciglia inarcate.
- Ah si? E per quale motivo, se si può sapere…
- E’un insieme di cose. Non so… diciamo che non mi va l’idea di fare il burattino.
- Scherzi vero? Stai seriamente pensando di rifiutare un contratto che ti porterà in tutte le principali radio nazionali per… per cosa?
- …
- Ti ricordi quando ci siamo conosciuti?
- Cosa c’entra adesso?
- Rispondi.
- Boh, non lo so. Avevamo sei o sette anni, credo. Ai giardinetti?
- Esatto. Ricordi cosa stavi facendo?
Irritazione.
- Ma che cazzo ne so! Fai certi discorsi alle volte che saresti da lettino psichiatrico…
- Cantavi! Da quando ti conosco tu canti ovunque, perfino a letto.
Grugnito.
- Allora?
Mani in aria (callose).
- Allora dice! Smettila di fare il finto ritardato. E’il contratto della svolta. Ti mandano in onda ogni giorno. Cristosanto! Ogni maledetto giorno ti sentiranno… quante persone? Centinaia? Migliaia? Avrai pur visto delle previsioni statistiche…
- La seconda di sicuro.
- Perfetto. E tu mandi tutto a puttane perché sei diventato timido?
Sbuffo.
- Come la fai facile tu! Non devi metterci la faccia! Poi c’è tutta la questione del marketing, l’immagine… quella roba lì insomma. Lo capisci che mi faranno i raggi x? A me piace cantare. C a n t a r e! Mica fare il modello, trascinarmi in tv o in braccio a giornaliste piacenti… intiendi?
Bocca storta, espressione scettica. Semiseria. (Di mani callose).
- Non proprio. Non è una novità questa storia della visibilità. Perché ti sei dannato cinque anni al corso serale? Perché hai speso tutti quei soldi per un maestro privato?
- …
Tazzina vuota posata dentro al lavello ormai asciutto.
- Se ti preoccupi di quello che diranno i tuoi, la Rosa e chicazzoneso allora lascia perdere. E’un mestiere difficile, lo diciamo da una vita. Ma tu hai talento. E non farmi quella faccia perché hai rotto. Dacci un taglio. La modestia lasciala ai pivellini. Tu ci sai fare. E hai tra le mani un contratto che ti aprirà le porte. Così finalmente la smetterai di lavorare in quella specie di scantinato puzzolente. Dunque?
- …
- Fallo perché te lo meriti. Fallo perché alla fine, sotto sotto, ti solletica l’idea di metterti in mostra. Fallo se vuoi scoprire sul serio fin dove potresti arrivare con la tua musica. Fallo per dimostrarti che ci puoi campare. Fallo perché senza non sapresti come alzarti ogni mattina. Fallo perché diversamente non ti resta niente, non sei niente.
Pausa.
- O non farlo e basta. Smettila anche con la vita spericolata. Al limite della sopportazione. Molla l’insegnate e i provini. Piantala di cercare ossessivamente nuovi festival che ti facciano cantare. Stop ai microfoni. Taglio netto.
La porta della cucina che si chiude ha un sapore metallico. Odore di silenzio. Spazi aperti. Mente che gira, si rotola su se stessa. Corre. Rincorre. Si ferma e guarda. Poi riparte, in discesa fino alla prossima salita. Solletico alla base della pancia. Tensione sulla schiena. Ronzio in testa. Sete. Sonno.
Poi telefonare.

Telefonare?
Si.
E accettare.

Written by barbaragozzi

Agosto 7, 2007 a 7:19 am