Frammentando di Barbara Gozzi

Frammenti di scritture, analisi, percorsi culturali.

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Posso chiudere gli occhi?

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E’stato un attimo.
Roberto ha chiuso gli occhi e si è subito sentito bene. Sciolto.
Le poltrone del multisala sono morbide, profumano di buono. Forse di qualche fiore esotico che non conosce. Lo schienale ha seguito l’inclinazione della schiena e tutto il resto è venuto da sé. Gli occhi sono troppo pesanti. Impossibile controllarli, imporsi. Comandano loro.

- Sei inaffrontabile.
Lo fissa con le scintille tra gli iridi chiari. Non servono le parole. Attraversano l’atrio, mentre una moltitudine di formiche colorate si spintonano. Facce divertite. Serie. Assorte. Che parlano al cellulare infilato tra la spalla e il collo.
- Ti ho già chiesto scusa. Li ho chiusi solo un attimo!
- Come no…- lo schernisce il cugino- …ti hanno visto tutti. Russavi.
Raggiunta la macchina, il cielo è già scuro. Striato. Carico d’acqua rancorosa. Pronta a schiantarsi. E morire sull’asfalto ruvido. Bollente.

- Allora, ti decidi a spiegarmi che cosa succede?
Suo cugino si immette nella strada principale, il cinema alle loro spalle è una struttura grigia, ormai lontana.
- Non lo so, Edo. Giuro. Mi viene sonno spesso, ultimamente. Altro non saprei.
- Sei stato a farti visitare?
Sbuffa, Roberto. Glielo ripetono tutti. Che cosa ne sanno? A lui non dispiace. Gli si chiudono gli occhi e dorme un pò. Dove capita. Che cosa c’è di male?
- Ci andrò, tranquillo. Dopo l’estate.
La pioggia invade il parabrezza. Gocce enormi. Pesanti. Scrosci ritmici.
- Ho sentito parlare di gente che ha dei black-out. Cioè, non ricorda niente. Si addormenta e basta.
Il cugino volta il collo e lo fissa. Serio. Pallido.
- E’ così che ti succede?
Roberto riflette. No. Non è proprio così. Gli vengono gli occhi pesanti, grossi macigni che a tenerli aperti dovrebbe martellarsi una mano. Le gambe si rilassano. Il cuore rallenta, o almeno gli sembra. E lui si abbandona. Questo è tutto.
Sta per rispondergli. Una frazione di secondo.
L’urto è un boato, l’auto slitta spinta dall’acqua sporca. Acida. Incazzata come poche volte all’anno.
La minicouper rotola su stessa, e si ferma solo quando incontra una composizione di piante al centro della rotonda.

La testa non gira più. Il corpo non c’è. Non si sente.
Roberto muove gli occhi verso sinistra, è l’unico movimento che gli riesce. Suo cugino ha la testa abbandonata sul volante.

Forse lo chiama.

Forse urla. Ma non ne è sicuro. Roberto.
Sta di fatto che il corpo accanto al suo non si muove.
Dorme.
Posso chiudere gli occhi, adesso? Mi lascio inghiottire solo per un attimo. Tanto verranno a prenderci, prima o poi, tanto.

Written by Barbara Gozzi

Luglio 26, 2007 alle 9:08 pm

Pubblicato in 2007, flash, racconto, the sleepers