Archive for Luglio 10th, 2007
Addormentarsi era un’arte
[anno solare 2000+x]
- Stavo pensando…
- Mhm…
- Forse potrei somministrarmi un pò di sonno.
Il marito ha alzato gli occhi dal tavolo in vetro proprio nell’istante in cui l’elaboratore ha emesso uno squittio lieve.
- Come vuoi, cara.
Lei si morde le labbra. Sono le tre e venti. Di notte. Tutto tace, più che altro per via dei muri in cemento armato con doppio strado isolante.
Si annoia.
Nient’altro. Da quando suo figlio se n’è andato ha momenti vuoti nel corso della giornata di ventiquattr’ore. Sono lunghe, ventiquattr’ore filate a occhi aperti. Proprio lunghe, si.
Fissa il marito che ha ripreso a digitare sul tavolo davanti a lui. Momento creativo full immersion.
- Allora lo faccio.
- Mhm…
Beve una sorsata d’acqua, poi spinge il pulsante del ripiano più alto. Quello con le sostanze chimiche libere.
- Quanto tempo pensi di dormire, cara?
Si volta, riflette. Sono mesi che non lo fa, spera di ricordarsi i dosaggi esatti.
- Fino alle nove, direi, così poi facciamo colazione insieme.
- D’accordo. Non esagerare però. Lo sai che quando ti svegli resti intontita per almeno mezza giornata.
Il marito sembra soddisfatto, si alza ed esce.
Già.
Intontita.
Magari fosse solo quello. Le piacerebbe potersi annullare. Dimenticare. Cancellare tutto. Senza mezze misure.
Da quando il sonno è stato eliminato dalla genetica umana certe cose non succedono più. Se ne fanno molte altre, però.
Già.
Mescola la polvere bianca dentro un bicchiere stracolmo di latte. Se esistesse una medicina per farla sognare ne diventerebbe la prima consumatrice.
Crolla sul letto senza accorgersene. Un sacco di patate inerme. La chimica fa sempre effetto, a modo suo.
Addormentarsi era un’arte.
In altri tempi. Meno controllati. Meno rigorosi.
Quando ancora si poteva dormire senza paura di togliere tempo a qualcosa di più importante.
Già.