Frammentando di Barbara Gozzi

Frammenti di scrittura, schegge di storie.

Sparecchiare

Michele si siede. Circospetto.
Sua madre sta sparecchiando. Spinta da un’inerzia palpabile. Invisibile eppure così presente che le si potrebbe trovare un corpo, all’inerzia.
- Volevo chiederti dov’è la cartella clinica di papà.
Il respiro diventa rumoroso. L’aria si carica di elettricità. La donna ruota la testa, lo fissa e sbatte le ciglia.
- Non mi ricordo, così su due piedi. Tu capisci che con un marito da seppellire e un funerale da organizzare non ho avuto molto tempo per certe cose.

Non si scompone, il figlio.

- Ma certo. Però la devi cercare.
Asciutto. Fermo. Nasconde un mondo di frasi rimaste tra i polmoni e le corde vocali. Che si dimenano disperatamente verso la luce, oltre la gola.
- C’è qualcosa che ti serve tra quelle scartoffie, tesoro?
[ E’ stupefacente come, a volte, i figli si dimostrino più intelligenti e acuti di chi li hai generati.]
Il tono dolce lascia una bava acida addosso a Michele che se la scrolla con movimenti bruschi. Schifato.
- Vorrei dargli un’occhiata, non posso?
- Come no. Se la trovo ti avviso.
Gli sorride e lui contraccambia.
[ Certi nodi arrivano al pettine prima del previsto. Così, di punto in bianco, un bel giorno senti lo strattone e te li ritrovi in mano. Non li puoi più nascondere. ]
Si alza.
- D’accordo. Intanto contatterò il professor Righi e il dottor Sarpi. Hanno provato a chiamarmi a Londra ma le linee avevano dei problemi. Poi non c’è stato più tempo.
Sembra agitata adesso. Rossa in viso. Michele finge di non notare l’umore nuovo, si muove per la stanza con casualità felina.
[ La strategia migliore è l’attesa. Solo così puoi capire quando è arrivato il momento perfetto per colpire duro. ]
- Ti ho detto che te la cerco quella maledetta roba. Non capisco che motivo hai di disturbare gente impegnata.
Con un brusco movimento del bacino gli piazza la faccia rugosa davanti agli occhi.
- O cerchi qualcosa in particolare, Michi? Tuo padre aveva un tumore. E davvero mi sembra pazzesco discutere di carte proprio adesso che se n’è andato. Ti ho già spiegato che è stato un crollo improvviso, non potevo saperlo cristosanto! Altrimenti ti avrei avvisato in tempo. Oltretutto era lui che mi impediva di farti tornare.
[ Gli impegni vanno sempre onorati, di qualsiasi natura e genere. Ma gli affetti vengono prima perché senza di loro non ti resta niente.]
- Diceva sempre che dovevi restare per onorare l’impegno preso, finire il corso professionale. Sai quanto ci teneva alla tua istruzione e che ti facessi strada come si deve.
L’ha seguita nei meandri delle parole. Le ha dato spazio. Silenzio. Palco e microfono. Ora che il sipario è calato è arrivato il suo turno. Di rimuovere lo sporco più resistente con una spugna nuova. Efficace. Spietata.

- Il professor Righi l’ho visto ieri, mamma.
Pelle chiara. Trasparente. Pori aperti. Ghiacciati. Muscoli immobili. In attesa.
- E il dottor Sarpi mi ha telefonato il giorno stesso del funerale, l’altro ieri.
Le labbra tremano. Come se corresse sulla neve fresca a piedi nudi.
- So cos’è successo.

Pausa. Immobilità pesante. Assordante.

- So cosa non hai fatto, mamma.
[ I finali non mi piacciono. Sono spesso scontati o drammatici. Le scene migliori sono quelle che precedono le ultime sequenze, quando ancora stai assaporando la conclusione ma non la vedi distintamente. ]

[La negligenza coniugale è nata tra le braccia del buon senso e dell’amore. Poi è stata sbattuta fuori e adesso bussa alla porta della legge in attesa di un nuovo angolino caldo dove riposare.]

Non è più tornato a casa, Michele. Da sua madre. Lei non gli telefona, rintracciarlo a Londra è complicato e poi le tariffe sono assurde.
Michele respira con un peso proprio accanto al cuore. Sopra i polmoni, o almeno è così che gli sembra quando gli manca il fiato.

Studia. Sorride. Ascolta. Fa l’amore. Litiga. Sta in fila. Mangia. Si pettina.
Con questo peso.
Che certi giorni preme di più. Altri sembra sonnecchiare.
Ha sparecchiato.

Questo si.

Ma non è abbastanza. Per pulire tutto per bene ci vuole tempo. E volontà.

Written by barbaragozzi

Giugno 25, 2007 a 8:56 pm

Pubblicato in 2007, contorsioni, racconto, suspance